Informazioni, notizie e racconti, sempre aggiornati, su questa casa "fuori dal tempo", che è la mia prima dimora a Cagliari oltre che la mia prima esperienza di vita da solo! Mi raccomando: commentate, commentate e commentate!


^ h e r e - i n - m e r e l l o - 6 7 - w e - t h i n k - i t ' s - p o s s i b l e ^

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martedì, ottobre 16, 2007

s k y - h i g h

Ragazzi, a quasi un mese dal ritorno dal viaggio in Messico di quest'estate finalmente scrivo.
E scrivo in uno stato che nemmeno potevo sognare tempo fa.
Il viaggio mi ha fatto scoprire come ci si sente in tanti stati emozionali nuovi.
Ho capito e sperimentato per la prima volta che cosa vuol dire essere degli stronzi opportunisti.
Ma ho anche capito paradossalmente cosa vuol dire aspirare a un'etica buona.
Ho provato di nuovo dopo tanto tempo, in aereo, quella sintonia col cielo così forte da strapparmi dalla realtà terrestre. Un sogno...
Dopo aver sperimentato una vita diversa, ho capito meglio cosa volevo. Avevo uno spettro di visione più ampio. E ho capito QUANTO vorrei restare, per un tempo indefinito, selvaggiamente e meravigliosamente SOLO. Come quando in aereo tutti dormono e tu guardi fuori dal finestrino, e ti senti solo in mezzo alle nuvole.
Ho detto tutto e non ho detto niente.
Non ho detto che come ogni anno la voglia di restare in Messico, di non salire su quell'aereo al ritorno, si è fatta sentire più forte. Ma allo stesso tempo è stato un viaggio che mi ha dato tanto e su quell'aereo ero più forte e pronto ad affrontare la vita che mai. Ed è stata la seconda volta in un anno che son stato... benedetto da un'esperienza simile.
Prima settimana di rientro aspettative completamente mancate. Chiuso in casa a dimenticare i fallimenti accademici, ero però consapevole che ero solo una crisalide nel bozzolo. Ricaduto nell'errore di non agire secondo i propositi mi sono trovato in una escalation di eventi che ha reso la mia vita piena e diversa non solo ogni giorno, ma di ora in ora.
Ritrovato il coraggio di seguire gli obiettivi, tutto è successo molto in fretta.
Oggi in macchina, mattino presto senza quasi aver dormito. Ho un aspetto che non tradisce nel modo più assoluto le mie condizioni, mi sento vivo come non mai, mi sento fatto di vento e nuvole. Sento di nuovo quell'aria intorno a me. Da quella macchina grandiosa, mi son sentito come su un aereo a massima quota, libero di scegliere qualsiasi destinazione, con carburante infinito.
L'allegria che n'è seguita è esilarante.
Mi ritrovo qui consapevole di scrivere in un modo osceno, ma guardo una nuvola dalla mia finestra e vedo me stesso, senza nemmeno stupirmi.

giovedì, luglio 12, 2007

t h r i l l e r . . . v e n o m

Rido... "Non me ne frega un cazzo!" penso ridendo, quando sento rumori che mi sembrano le classiche lamentele per il non troppo discreto volume del film che sto guardando a ore improponibili...
Ma i rumori continuano.
Sono Bottiglie.
Provengono dalla cucina..?

In una frazione di secondo ho pensato che è... come se avessi sempre avuto la sensazione che...
CI SIA QUALCOSA O QUALCUNO in casa oltre a me... SEMPRE... Che si sia sempre NASCOSTO in casa mia.
Impugno le forbici, non trovando il coltellaccio che di solito gira da queste parti.

Mi alzo e mi muovo in perfetto silenzio e freddezza, continuando a sentire rumori sporadici.
Arrivo alla porta della stanza, impugno le forbici in una strana maniera per avere la forza concentrata sulla lama, pronto a squartare qualsiasi cosa o essere.
Mi fermo appena in tempo per non proiettare l'ombra di quella posa assassina fuori dalla finestra aperta sul viale dell'altra stanza.
E meno male perchè i rumori provenivano da li.
Gente che trafficava con bottiglie nel viale.

Niente. "Come al solito". Eppure mi è rimasta leggera quella sensazione di un intruso.
Penso al film. Ed ecco la spiegazione. Stavo gaurdando Spiderman 3.
Suggestionato dalla presenza aliena di Venom nella casa di Peter Parker.
Ed ecco che penso che "quell'intruso", che sento a volte, sia proprio, come metaforicamente lo è nel film, il mio lato oscuro. Una "Bestia" che alberga in casa, pronta a rapirmie stringermi nella sua morsa facendomi diventare una cosa sola con esso, al primo accenno di debolezza mia.

Sono come tutti i ragazzi, l'ho capito grazie a una bellissima anche se durissima critica, affetto da "sindrome d'eroismo". Vorrei sempre essere nel giusto, essere ammirato e rispettato per la congiunzione "astrale" positiva di aspetto, pensiero e azioni.
Avevo risposto a quella critica, che evidenziava come spesso smentissi come se niente fosse questi buoni propositi, che se non avessi avuto nemmeno i propositi, chissà che persona sarei.
La risposta sta nella "Bestia". Quella presenza che ogni tanto mi spinge a dire, SOGGHIGNANDO, "Non me ne frega un cazzo!".
Come in Spiderman, questo parassita ha il pericoloso pregio di amplificare il potere di colui con cui instaura la simbiosi. Le sue qualità, i suoi doni, li trasforma in PRIVILEGI da usare per raggiungere i più torbidi stati di piacere, da sfruttare per raggiungere le più torve ambizioni.
E' quella bestia che mi fa perdere intere giornate chiuso in questo "covo", davanti al computer, a compiacermi di mille cose virtuali o fisiche, ma sicuramente tutte "vampirizzanti"...
E' l'intruso in casa mia. Che sporca. Che fa marcire la roba. Che mi rende cieco. Che mi fa ridere istericamente, come di sadico piacere.

Questo intruso va scacciato. Non lo si può uccidere, lo si può solo neutralizzare. Tenere a bada. Va combattuto perchè l'eroe altrimenti scompare nelle sue nere grinfie. Già si inizia a vociferare che sia lui a compiere le nefandezze del mostro... Forse perchè sono già una cosa sola... Ma anche se così fosse, o proprio a maggior ragione per questo, bisogna trovare quel punto debole di questo MANTO NERO PECE che mi avvolge. E lo ridurrò alla ragione.
Sono stanco della schizofrenia indotta. Sono stanco di dovermi "sfogare" senza sapere il perchè, nè cosa sto sfogando.

Ora basta. Entro in quel mondo tranquillo. Vedo terra rossiccia, costellata da aghi di pino secchi. Mare accogliente. Una strada candida, in salita, lungo il mare blu. Col cielo ancor più azzurro stagliato sullo sfondo. Sento le onde e i gabbiani. Ritrovo me stesso, sento un'altra ben più bella presenza. Sento un profumo. Sento amore... Cammino per quella strada.

sabato, giugno 30, 2007

k i m i - t o

Le corse non sono mai iniziate, ma le corse continuano...
Non ho mai corso verso ciò che dovevo raggiungere, ma ho corso molto verso ciò che volevo afferrare...
E ora ascolto la colonna sonora di Orange Road, che sta letteralmente riempendo le mie giornate, le sta impregnando di un suono che è più che altro un profumo. Mi ricordano il profumo di magliette pulite, ma leggermente sudate, da quel sudore che non aveva cattivo odore. Magari anche accarezzate dalla brezza del mare, magari anche con qualche nota di pino e di eucaliptus... E forse mosse dal vento di una corsa in bicicletta...
Sono tornato a quelle sensazioni? No... Sono arrivato a sensazioni nuove, ma che potrebbero benissimo far parte di quel mondo "candido"...
Sono inebriato da sensazioni piacevolissime, ma sono spesso triste. Mi vedo di fronte al me di qualche hanno fa e mi immagino un suo schiaffo forte e sentito al mio affermare tristezza in questo momento.
Il fatto è che mi sento preso in un mulinello bellissimo che mi distoglie però da tutto il resto. I miei esami stanno pigramente andando avanti e si potrebbe dire anche bene, ma il fatto è che quel mulinello non è tutto dolcezza e felicità, ma è da li che provengono quegli accenni di tristezza che il me stesso di prima non vorrebbe vedere. Io li vedo, anzi, li sento dentro. Ma ho deciso di lasciarli perdere e vedere cosa succederà.
La mia giornata oggi sarà quasi uguale a quella scritta l'ultima volta, con la differenza che stavolta farò tutto perchè ne ho le forze fisiche, un buon passo avanti.
Cosa voglio dire? Voglio dire che la vita è come un negozio di dolciumi: le cose più buone sono spesso le più colorate, le mie adorate caramelline gommose... Ma bisogna stare attenti a non prenderne troppe di fila o verrà puntuale il mal di denti...
Voglio dire che mi ritengo una persona fortunatissima, che quasi ogni istante delle mie giornate è pieno, carico e vario e pieno di gusto come le caramelline gommose. Ma che accetto anche di buon grado l'artificialità di quel gusto...
Voglio dire che il coloratissimo mondo in cui è immersa la mia mente, un mondo che non ho esattamente inventato ma più che altro scoperto, è un pericoloso eden che mi da un'energia bellissima e forse inesauribile, ma che mi risucchia.
Sempre più distante dalla "realtà", mi sento più vivo che mai; e voglio credere che sia possibile fondere i due mondi, voglio credere di potercela fare a non perdere niente. So che non è possibile, ma il credere mi aiuterà ad avvicinarmi il più possibile al mio obiettivo. Un obiettivo per niente chiaro. E' solo un continuare a seguire i profumi che mi attirano per vedere dove portano... In tutta la follia che ci può essere in questo... Forse c'è un barlume di saggezza.

sabato, giugno 23, 2007

d R o m o

"Another day won't matter", così dice la canzoncina anni '80 che sto ascoltando. Un "altro giorno" non conta... E invece penso CAZZO, certo che conta. La mia giornata di oggi, che non so manco come e quando è iniziata e soprattutto non so come e quando finirà, conta eccome. Oggi devo studiare e lavorare, ma la "task" che farà girare di più il processore sarà quella di restare svegli.
Ieri tutto tranquillo, organizzato per non andare a lavorare apposta per esserci a un compleanno importantino, perchè legato anche al mio "lavoro primario". Il tipo della pizzeria di Sa Launedda, posto in cui mai mi sarei immaginato di iniziare le mie esperienze da cameriere (che lusso iniziare in un posto così pieno di ricordi!!), era tranquillissimo a riguardo, voleva sapere solo se doveva rimpiazzarmi qualcuno o no.
E la giornata è trascorsa sonnecchiando e studiando. Più sonncecchiando purtroppo, si stava troppo bene a poltrire, non ce l'ho fatta a staccarmi dal letto all'ora giusta.
Si avvicina l'ora del compleanno e tutto trascorre come da programma fino a quando le tre "ragazzine" (in realtà due erano più grandi di me...) della tavolata non si riempiono il bicchiere di birra fino all'orlo. Li scatta "un'eccezione" del programma: stava succedendo qualcosa di inaspettato. Avevo ragione. Anche se ci son stati ripetuti momenti di dubbio sulla socialità di queste ragazze, sapete com'è andata a finire? Che abbiamo fatto un completissimo AFTER. E io mi ero preposto di tornare a casa presto per svegliarmi presto e studiare. Ho pensato: "Vabbè, se l'after funziona i miei impegni saranno svolti lo stesso, anche se col serbatoio in riserva." Devo ancora capire se avevo ragione, non lo saprò fino a stanotte, ma sicuramente al più presto andrò a comprare quattro redbull. Voglio fare tutto oggi. Lo voglio fare per principio. Queste ragazze che abbiamo conosciuto, due erano sorelle del ragazzo della festeggiata (che è la disabile che assisto, ecco spiegata l'importanza della mia presenza), una era amica ed è stata quella nel cui appartamento abbiamo passato le ultime ore della notte e le prime del giorno. E qui sta la specialità della serata. Tipico, vero? E invece no, di tipico non c'è nulla. Se penso a come sarebbe una qualsiasi rapporto ravvicinato con questa ragazza, se solo cerco di prevedere che cazzo potrebbe succedere (non è successo nulla anche perchè l'amico ha pensato bene di non togliersi mai dalla balle, sperando in un'improbabilissima porcellaggine della ragazza e una conseguente cosa a tre), dicevo, se solo penso... Rischia di venirmi mal di testa, non voglio pensarci. E non è il solito alone di "croce e delizia" con il quale a quanto pare la mia mente tende sempre ad avvolgere ogni ragazza che mi piaciucchia o che peggio mi piace molto... E' molto più croce che delizia, mi verrebbe da dire. Una ragazza complessa più che complessata, di quelle che si definiscono semplici così come mi definisco tale anch'io. Una semplicità che al prossimo tutto sembra meno che tale. E ho detto "di quelle che", ma non ne ho mai conosciute altre di persone così. Ho sentito sensazioni veramente strane, che non sono per niente riuscito a "tradurre" e infatti manco le ricordo più. Cose volanti, anzi, volatili.
E ora pensate solo alle corse che dovrò fare. Corse cerebrali, emotive e fisiche, tutte oggi. Dovrò cercare di non pensare a questa nuovissima presenza aliena di questa ragazza (e non so manco se sperare o meno nella reale, prossima, PRESENZA...) e dovrò far dimenticare a mente e corpo che non ho dormito. E fare TUTTO. Prepararmi a grosse fatiche nel lavoro di stanotte e prepararmi a un sacco di altre cose. Ora come ora andrò a svolgere le prime fasi: cagare il così detto "stronzo della pace", come chiamano in Bulgaria il primo dopo una notte di bagordi, andare a comprarmi il carburante per restare sveglio e andare da un collega a pescare del materiale, che dovrò probabilmente fotocopiare subito. Dopodichè mi aspetteranno solo corse, corse e altre corse. Un RomodRomo continuo... :-)
Con questo frettoloso post inauguro una nuova stagione dopo una grande pausa per il blog. Non vedrete più lo stesso stile: lo stile della mia vita è cambiato. Anche se qualche "caramella" addolcirà il tutto ogni tanto, il gusto cambierà...

mercoledì, febbraio 21, 2007

s e r i o / p a r t - 3

L'aria era tesa. Io ero attento a ogni parola che sentivo, a ogni rumore, a ogni piccolo sguardo. Ma non ero per nulla teso.
Ho passato il tempo commentando con Sergio le varie disquisizioni tecniche degli argomenti di Geofisica che tanto stavano facendo impazzire gli esaminati.
Sergio era fremente. Non ce la faceva più. Mi ha anche confessato di aver avuto un attimo in cui si sentiva svenire.
Ed ecco che a un certo punto, fra i vari gesti dei presenti che notavo in continuazione, con sguardi forse un po' troppo sostenuti, ma che giustamente non davano fastidio a nessuno, essendo sguardi della più assoluta tranquillità, ecco un gesto di Sergio.
Segnando l'aria con fare scattoso e voluttuoso allo stesso tempo, come una persona che scrive velocemente, ma con il dito teso come pronto a far scaturire un raggio magico da quelle invisibili rune tracciate nell'aria, ecco che come avrete capito inziio a pensare nel "sistema D&D".
Dopo aver sentito le grandi (e anche se spesso e volentieri maleducate, anche giuste) lamentele della professoressa sulla preparazione di tutti quanti, mi ero messo a pensare alla mia preparazione, a come sarei andato all'esame io al loro posto.
Dopo aver visto questo segno che mi ha portato alla mente tutta la fantasia "tecnicizzata" (ossia, una tecnica per fantasticare) di cui spesso e volentieri mi nutro, assimilandola così tanto da essere in grado di trasporre gli stessi "ragionamenti tecnici" da quei mondi fantastici alla realtà, inizio a capire una cosa fondamentale.
Mi ricordo delle lamentele (uniche lamentele) di mio padre sul viaggio in Bulgaria: la perdita di giorni di scuola, vista da lui come l'inizio di una formazione poco professionale dello spirito. La professoressa aveva detto a un altro proposito, non così diverso, praticamente lo stesso concetto. Guardo Sergio e i suoi occhi: tutt'altro che ingenuamente dediti a quello che stava facendo.
Ecco il primo mattone fantasy che inziia a costruire l'ipotesi che diverrà poi tesi e infine grande verità. Sergio è della classe del Mago. Io, studente con una media del resto vicina alla sua, ma senza la metà dei suoi esami dati, sono della classe dello Stregone. Il Mago è orientato verso allineamenti legali e trae il suo potere dallo studio. Dalla memorizzazione di arcane pagine che restano come istruzioni di programmazione pronte ad essere lanciate sottoforma di programma infallibile dalla sua mente. Lo Stregone, "la mia classe", è orientata verso allineamenti caotici e tare il suo potere da risorse insite in se stesso. Tutta la magia che il mago è costretto a studiare, lo stregone, se le sue risorse glie lo permettono, la può invocare spontaneamente, senza quasi sapere manco lui come fa.
Pregio del mago: poter imparare qualsiasi incantesimo gli serva.
Pregio dello stregone: poter invocare senza ausilio di nient'altro che se stesso e senza sforzo qualsiasi incantesimo che istintivamente sappia.
Difetto del mago: lo sofrzo impiegato lo può far rimanere "senza più assi nella manica" molto più spesso rispetto allo stregone.
Difetto dello stregone: NON PUO' IMPARARE NIENTE CHE NON SIA DIRETTAMENTE E ISTINTIVAMENTE ALL'INTERNO DI SE STESSO.
Ecco qua che si spiega come Sergio abbia dato una quantità di esami che io mi sogno. Ecco qua come si spiega che anche Sergio l'infallibile abbia preso meno di me in informatica in cui son stato l'unico a prendere 30 e lode.
Ma cosa è più importante? Ecco che mi son tornati alla mente i discorsi di mio apdre sulla professionalità e quelli della professoressa sullo stesso mondo ostile del lavoro. Ed ecco che estasiato di fronte alla "puissance" (un po' di francese lo stiamo imparando almeno!) di Sergio durante l'orale capisco che tutto il mio essere da cui deriva tutto il mio sistema di affrontare le difficoltà, seppur affascinante (lo Stregone basa il suo potere sul Carisma, forza e magnetismo di personalità; il Mago sulla sola Intelligenza, pura potenza di calcolo e memoria), è in gran parte inadatto ad affrontare le sfide di fornte alle quali son stato messo di fronte.
Ecco profilarsi improvvisamente ma molto naturalmente, molto dolcemente, la necessità di "prendere livelli nella classe di Mago", cosa che probabilmente già più volte in passato avevo fatto.
Per i pochi sparuti lettori che non possono capire bene i paragoni con questi astratti concetti di giochi di ruolo, perchè non ci hanno mai giocato, ecco un riassunto in termini di tutti i giorni.
Mi sono sempre difeso e barcamenato nella vita senza quasi nessuno sforzo grazie al mio istinto e all'intuizione che mi ha sempre funzionato bene. Pur possedendo la capacità di prendere SERIAMENTE in mano un libro e mettersi ad imparare a tutti i costi tutto il contenuto utile, ho sempre preferito acquisire solo i concetti più fondamentali o altre volte solo quelli più "ornamentali" per poi sfoderare i miei "retaggi ancestrali", conoscenze quasi innate, e passare esami senza sforzo.
Vedendo l'esempio della grande diligenza e disciplina di Sergio e i suoi ottimi risultati: una preparazione che io ho forse solo proprio in D&D, computer e dinosauri (che utili argomenti...) ho capito che l'intelligenza va messa all'opera non come faccio io, opportunisticamente e pigramente, ma con rigida volontà e dedizione, se si vogliono ottenere buoni risultati non solo dove l'istinto e l'esperienza ci possono guidare, ma anche in argomenti e campi più "alieni".
Camminando infine verso la macchina ho sentito, misto ad una specie di "presenza" di mia mamma dentro di me, un sentimento di lieve ma condannabilissimo fatalismo. Un'autocommiserazione che si maschera da auto-ironia, ma si rivela codardia. Ce l'ho per eredità genetica, per eredità di educazione sottoforma di effetto collaterale derivato da insegnamenti per altro positivissimi che mai butterei via, ma ho anche questo atteggiamento perchè ne ho imparato passivamente la grande comodità.
Ecco quindi che la consapevolezza di qual'è la starda giusta unita alla consapevolezza di qual'è il sentimento e l'atteggiamento da evitare mentre si prova ad intraprenderla (o meglio, cito nuovamente e più a proposito che mai Yoda, dicendo: "non esiste provare! solo fare! se vuoi solo provare, allora meglionon fare niente!"), sono pronto ad affrontare quello che si rivelerà il più impegnativo ma anche soddisfacente periodo di studi della mia vita. Ossia tutti quelli che mi restano d'ora in avanti.
Non cambierò me stesso. Non gettero le mie risorse alle ortiche. Prenderò solo le redini di una bestia che seppur difficile da domare e cavalcare, mi appartiene tanto quanto il comodo cammello su cui vado ciondolando pigramente di solito.
Perchè ho anche capito che senza sforzo, non si assapora niente nella vita. NEMMENO IL SESSO...

s e r i o / p a r t - 2

Tornato a casa anzi che mettermi subito a studiare continuo a chattare con Zari la bulgara e a un certo punto squilla il telefono di casa... Mio padre... Giunge ormai il momento della verità: dell'esplicazione del mio piano di viaggio.
SORPRESONA: pochissime obiezioni!
Corro subito a comprare il biglietto per la Bulgaria vero e proprio e con mia gioia immane eccolo apparire magicamente nello schermo in formato pdf, pronto per la stampa e il futuro uso!
Dopo un po' di esultanza in chat, più risoluto che mai, mi metto a ripassare.
Cado infine addormentato per più di mezz'ora.
La mia mente stava producendo una cosa brutta... Stavo per dare forfeit... Mi sarei riposato in vista dell'esame... Però... L'esame non è sicuro perchè forse i non iscritti saranno completamente senza speranze... Quindi... MI ALZO. CAMMINO. MI VESTO. MI PETTINO. PIGLIO UNA SIGARETTA. SALGO IN MACCHINA. ED ECCOMI AL MOVIDA.
Ometto il per così dire mesto divertimento al Movida. Dico solo che come annunciavano le tattili sensazioni che scorrevano sulla pelle poche ore prima, non si è saputo resistere. E non sono tornato a casa. Non a casa mia...
Non avevo, vi giuro, mai pensato di poter vivere sensazioni del genere. Anche l'erotismo che più volte avevo cercato e trovato in giro non si avvicina minimamente a quello che si è vissuto in quella stanza... Letto e pavimento...
SOPRAGGIUNSE INFINE IL NIRVANA.
E non ci crederete ma, sono ancora in questo nuovo pacifico stato.
Non posso quasi credere a quello che sento in continuazione. A come le mie dita stiano scorrendo veloci sulla tastiera con una precisione mai avuta prima anche senza nemmeno le tre ore di sonno all'attivo che avevo ieri... A come tutti i pensieri stiano assumendo un ordine mai avuto prima nella mia testa.
Ecco infatti che per andare con ordine vi racconto come si è svolto questo cambio di sensazioni.
Me ne sono accorto quando raccogliendo energie da chissà dove per alzarmi anche senza aver dormito (ma avendo spesso e volentieri sognato ad occhi aperti, anche un incubo stranissimo mischiato alla realtà che stavo VEDENDO), mi vesto, mi guardo allo specchio... E noto la tranquillità della mia espressione. Noto come si addiceva in tutto e per tutto a come mi ero sentito ormai da qualche ora. Noto che ho voglia, forza, audacia e lealtà a sufficienza per abbandonare la tentazione del letto e andare a casa a STUDIARE un ultima importantissima cosa e poi vestirmi, mascherare i segni della "noche toledana" appena vissuta e salire nuovamente in macchina, guidando fra le note ancestrali degli anni delle canne giornaliere fra amici.
Così ho fatto.
E dopo aver accertato che l'ora dell'esame era quella che mi ricordavo e non era così presto come temevo, chiaccherando con un collega cinquantenne di una positività che non avevo mai visto così raggiante (anzi, l'ho percepita proprio "irradiante", come un'aura), mi avvio verso il luogo di ritrovo stipulato con il collega con il quale avrei dovuto presentare la relazione. Andiamo al bar e bevo la tanto agognata redbull, che come al solito mi tira su, anche se non ce n'era un grande bisogno. Ogni tiro di sigaretta sembrava portare alla mente più lucidità e forza. L'aria intorno a me mi appariva più immota di quello che era. Uno scudo fatto di estrema serenità mi stava invisibilmente avvolgendo.
All'esame, ecco prospettarsi la verità: non avrei potuto sostenerlo perchè non iscritto a tempo debito. Il mio amico, pur essendo iscritto si dilegua, ma a me non è data la possibilità di dare l'esame. Mi metto ad assistere a un esame dopo l'altro senza il minimo accenno di sonno. Ho provato empaticamente le emozioni di tutti i presenti. E infine ho avuto la rivelazione che mi ha spinto a voler scrivere di tutto questo, perchè l'ho avuta solo grazie a tutta la concatenazione di eventi che fin qui avete pazientemente letto...

s e r i o / p a r t - 1

Non mi era ancora mai successo di registrare così tante nuove sensazioni in un lasso così breve di tempo. Vi parlerò infatti dei miei ultimi due giorni e delle sensazioni e riflessioni che in questo breve tempo sono spuntate fuori naturalmente, ma con una chiarezza disarmante.
Ieri è stata una delle giornate più piene degli ultimi tempi. Avevo studiato tutto il giorno precedente, cadendo però addormentato per svariate ore e intercalando agli studi di geologia ai soliti inutili (o forse non così inutili) studi su Dungeons & Dragons.
Un mio difetto di sempre è venuto a galla chiaramente: quando sto facendo un qualcosa che mi coinvolge, non smetto nemmeno per le migliori ragioni di questo mondo; e così mi son trovato, dopo l'ennesima sessione di creazione (più simile a un mixaggio) D&D, a notte fonda con ancora un bel po' di programma da fare.
La motivazione è stata più forte del previsto, forse perchè già intuivo che sarebbe stato l'unico esame che avrei potuto passare/sostenere in questo periodo di molto divertimento e poco studio.
Ho quindi dormito una quantità di ore da ridere, forse non più di tre.
Eccoci quindi alla grande giornata di ieri. Che mi sembra lontana una settimana...
L'esame è di mattina. Uno scritto "selvaggio": le domande vengono "sparate" ogni dieci minuti dal professore e si ha quindi l'obbligo di finirle in dieci minuti senza stare a pensare un attimo in modo da essere pronti subito per la domanda seguente. Per fortuna solo sei domande. E per fortuna nessun argomento ostico. Forse perchè arrivato in ritardo considerevole all'esame (il prof mi ha gentilmente concesso di recuperare la prima domanda, già "in corso", alla fine dell'esame, con eventuali minuti extra di recupero), ci sono arrivato con una lattina di redbull ancora da stappare, che una volta seduto ho appunto stappato e tracannato con sicuro sgomento sconsolato e divertito dei presenti, che già mi conoscono... Il prof a mezzo esame ha anche fatto la battuta: "Lei non passerebbe l'antidopping..."!
Mediocremente soddisfatto a livello assoluto, grandemente soddisfatto se pensando in relazione all'irrisoria preparazione che avevo, mi avviai a continuare la giornata che si prospettava subito strapiena... Forse anche a causa della mia notte passata senza dormire... Ma una strana lucidità ed euforia mi accompagnava. Prima di andare in mensa per pranzo, momento che ora che ci penso ho addirittura rimosso, non ricordo nulla, ho parlato con mia madre del mio piano, di fatto irrevocabile, di viaggio in Bulgaria unito a visita alla vecchia Ivrea... Non era per niente contenta, ma ho cercato di far brillare un barlume di logica in una mente dominata dall'irrazionale protettività nei confronti della prole. Sentimenti incontrollabili, del resto...
In questo momento già inizio a ricordare di essere andato in mensa in via premuda, anche se non ricordo minimamente con chi. Ah ecco, un mio collega, ultima mia speranza di rubare dei dati acquisiti in escursione per preparare una relazione (dei grafici) per l'esame che avrei voluto sostenere il giorno dopo.
Sono salito nella sua stanza alla casa dello studente di via Montesanto, visitando così l'ultima casa dello studente "che mi mancava"... Si è parlato di D&D, al quale anche lui è appassionato. E infine son tornato a casa per iniziare a lavorare sulla relazione che avrei dovuto fare in doppia copia e con modifiche per coprire le spalle a un altro collega... E inventare la solita storia di "abbiamo fatto la relazione insieme, ma ognuno per conto suo sul suo computer."... Come no...
Fatto stà che nel mentre stavo architettando l'inizio materiale, anzi, digitale, della "missione viaggio in Bulgaria": ho ricaricato la mia carta di credito prepagata via internet e col consenso della mamma ho inziato almeno a prenotare l'aereo, aspettando a prenotare il pullman dopo averne parlato con il mio ignaro papà... Finita la relazione giusto in tempo, fra chattate con il mio lontano cugino, una lontana amica mai conosciuta dal vivo (bulgara) e tutte le varie transazioni via internet, sono corso in macchina, fumando disgustose Pall Mall rosse nonostante i miei bronchi siano appena usciti da una probabile bronchite, aiutato dal disco di Dr. Dre "2001" che ha accompagnato i miei e non solo i miei "anni fumosi"...
Ed eccomi arrivato nella ormai "centrale" via Trentino, pronto ad andare a farmi spennare per le stampe a colori dei grafici e di varie altre cosette fra cui la ricevuta/biglietto che indica il mio acquisto del volo Cagliari-Pisa per il 22 Marzo. Li, dopo aver salutato Simone detto "Il Mito" (secondo la stessa autorevole fonte io sarei invece "Il Fenomeno"...), che stava andando a scommettere come suo solito per poi andare di fretta a mangiare, scappare infine ancor più di fretta a vedere il Milan, ho concluso le stampe.
Mi dirigo quindi verso la ormai leggendaria casa dello studente per chiamare il mio amico brasiliano Fernando per cenare assieme. Ne approffitto per mettermi d'accordo anche con Angela, "la chica", e infine mi trovo con Bruno ad aspettare tutti gli altri per la cena.
Ecco che scatta la folle idea... Venuta presa per mano con la birrella della mensa... Nel buon umore diffuso che, come a volte accade, stavo io stesso diffondendo a tavola, decido che l'esame dell'indomani era già praticamente preparato al massimo delle mie possibilità (logistiche e VOLUTE... no comment...) e che dopo un altro po' di studio mi sarei potuto unire ad Angela e le sue amicastre per andare a ballare al Movida, bermi due cose contate e a buon prezzo insieme a loro sfruttando la mia falsa "identità erasmus" che ormai il Movida riconosce senza che io debba mostrare documenti, per poi tornare a casa ed essere mediamente riposato per l'esame.
Le cose erano ormai destinate ad andare diversamente da quando, dopo cena, accompagnando a casa Angela, stavo sperimentando i baci più belli della mia vita nel lunghissimo momento in cui nessuno dei due si decideva a dire "dai vado, ci vediamo più tardi..."

giovedì, febbraio 01, 2007

s w e e t e r - s o u n d

E col titolo di una canzone dei The Rurals, musica CHILL-OUT, scriviamo due cazzate...
Perchè sottolineare chill-out? Ci possono essere sempre un paio di ragioni, ma la prima cosa che mi viene in mente è il "concept" molto "cool" del genere, cosa che spesso e giustamente viene derisa, come pure io, amante del genere, non manco di fare!
Lo "stile" degli appassionati di chill-out dovrebbe essere una vita all'insegna della mondanità e appunto della "coolness"... Sempre in giro per locali molto fashion... E non posso non sorridere pensando che la vita che sto facendo ne sta ricordando molto l'aspetto più cazzeggioso!
Sono come al solito felice e al tempo stesso preoccupato di questo mio periodo! Perchè come al solito anche se da un lato ci si diverte e si è sempre in giro con tanto di incontri decisamente SWEETER... Dall'altra parte c'è l'ombra degli esami! Ma bisogna dire che anche se per molti è un'ombra minacciosa per me non è così o almeno voglio vederli diversamente.
Insomma, cosa c'è di tanto "sweet" oggi? Tutto! C'è il primo buon risultato di questa vita piena di vaneggiamenti in giro e grandi bevute. Si, è vero che già di persè sarebbe un periodo divertente, ma da molto ormai per me il divertimento fine a se stesso è un qualcosa che non lascia altro che mal di testa il giorno dopo! Stavolta invece il giorno dopo ha lasciato un retrogusto che non sto a descrivere per non essere ripetitivo e per l'appunto sdolcinato..!
Dopo grandi risate e preoccupazioni, incredibili sbalzi d'umore e d'opinione riguardo l'incasinamento che si stava facendo, come un'Angela è arrivata una tipa... E come altro poteva arrivare visto che così si chiama?
L'incontro fra due persone sconosciute che si guardano e si piacciono in un locale è un incontro sempre improvviso e improvvisato, descrivibile solo con aggettivi che ne sottolinerebbero la fortuitità ma anche, se fosse andata come tutte le volte, la brevissima durata o addirittura la totale non realizzazione. Invece esiste un altro caso, quello che uno pensa sia il caso limite, semi-impossibile. Quello di incontrare una persona che oltre a volersi divertire, si vuole divertire proprio con te e non pone limiti al conoscersi oltre la fisicità e non solo con qualche cazzata di rito tanto per non essere troppo frettolosi. Nossignori, si parla di conoscersi senza veli, senza censure, in modo disinteressato e di conseguenza nel modo più realmente interessato. E' l'istinto soprattutto che non viene limitato... in niente! Perchè essere ipocriti e voler nascondere che quello che ci attrae è immancabilmente l'aspetto fisico? E allo stesso tempo perchè essere doppiamente ipocriti e voler scindere la cosa da tutto il resto, decretando a priori che c'è solo quello? Ho trovato chi evidentemente queste domande se l'era già poste anche se appartente a quel mondo, quello femminile, che spesso mi sembra così profondamente intriso di ipocrisia... Oltre a porsi le domande evidentemente aveva anche capito la retoricità delle stesse, che porta una persona ben pensante a rispondere sorridendo con un profondo ME NE FREGO delle apparenze, vivo come dico io! E così seguendo la corrente dell'istinto, lasciando perdere le voci che mi dicevano di star dietro con un po' più di costanza alla ragazza che mi interessava... e con un ME NE FREGO DENTRO AL CUOR (hehehe!) ne ho trovato una che non solo è più interessante della precedente, ma che ha pensato lo stesso di me! Chi mi diceva quindi che era giusto così, che era giusto che io mi divertissi seguendo l'istinto e facendo come sul momento mi andava di fare, senza pensare troppo alle conseguenze, aveva ragione eccome.
Un plauso va alla mia "amica a distanza" Zari, ragazza bulgara conosciuta nel più artificiale dei modi, ossia via internet, che trovava perfettamente giusto divertirsi e stare con le ragazze che mi cagavano, lasciando perdere certe "regine della serata", che più che regine rimangono infine principesse scompagnate...
Annunciamo quindi la "BUONA NOVELLA"... Cazzeggiate, uscite, bevete, abbiate faccia da culo, andate a conoscere chi vi ispira e con un po' di fortuna non solo troverete il divertimento di una sera, quello futile, ma qualcosa che suona ben diverso... Un "sweeter sound"!

venerdì, gennaio 26, 2007

v a a a i i !

Che bello scrivere in questa virtualità quando è così piena la propria realtà!
Son stati giorni di "risveglio"... Proprio come quest'anno gli animalin da letargo si stanno svegliando ora a causa delle temperature record, anche io mi sono improvvisamente svegliato dal mio sonno catalettico che durava forse da un paio di mesi...
Nuove amicizie, vecchie amicize anch'esse risvegliate ma soprattutto una gran voglia di recuperare quello che non si è fatto in letargo!
E non mi preoccupo certo di non scrivere di una certa ragazza che, anche se dovesse entrare, proprio con questo mio infantile atto di masturbazione mentale quando ancora quasi non la conosco, fra quelle tante ragazze di cui ho sognato un sacco di cose senza far accadere mai nulla, è sciuramente una ragazza con cui mi divertrò un sacco proprio domani!
Si, domani è giorno di quelli da attendere con trepidazione e il bello è che è già oggi... Tempo fa le belle serate si attendevano con trepidazione per giorni... e ora invece, in questo paradiso che è la vita di chi fa "l'erasmus in casa"... Eccole arrivare addirittura in anticipo!
E' partito tutto da una serata da "beato fra le donne", martedì. Mi avevano tirato un mezzo pacco per un'uscita ed ero in mensa al tavolo con queste amiche di non così vecchia data ma, come accennavo prima, solo dal giorno stesso "riscoperte". Forse leggendomi un po' di delusione in volto a causa dei piani infranti per la serata, dopo che se n'erano andate e io stavo già pensando a come avrei inerzialmente trascinato avanti le mie successive ore della notte nella solitudine, l'amica a me più cara torna indietro e io incredulo ascolto l'invito a salire da loro, unico maschio! Ho accettato senza pensarci due volte, come spesso stava accadendo durante questi miei ultimi giorni di "ripresa".
Fra quelle ragazze c'era anche questa bellissima ragazza conosciuta molto tempo addietro a una festa e poi solo incrociata di tanto in tanto, fra l'altro senza quasi mai riconoscerla! Una volta addirittura la stavo guardando parecchio perchè era vestita "come dico io" e solo dopo un bel po', quando lei mi ha salutato, ho realizzato chi era!
Un vero spirito libero questa ragazza, se la si dovesse descrivere con una parola si potrebbe solo dire "originale" o ancora meglio "UNICA": sembra sempre a metà fra il nostro mondo e un altro sconosciuto, solo suo, ma nonostante questo è sempre presente, sempre in mezzo alla gente e sempre sveglia! Quel suo secondo mondo lo si può solo intuire dal suo sguardo. Che è sguardo di chi sa sognare! Si cazzo, non sto esagerando, non sono innamorato, sto solo descrivendo un essere che mi affascina più degli altri nella misura in cui un pesce tropicale mai visto è meglio di una triglia! Ma torniamo alla cronaca.
Non ero sicuro che ci fosse lei nel gruppo di ragazze da cui stavo lentamente salendo, fumandomi una meditativa sigaretta nel brevissimo tragitto dalla mensa alla casa dello studente. La mia amica mi aveva detto un frizzante "Hanno detto che "puoi" salire!"... Ma ultimamente anche se voi direte "figuriamoci le altre volte", sono parecchio coi piedi per terra. E si, c'era. Sembrava che le altre lei le conoscesse da un sacco di tempo e invece forse le conosceva meno di me! Anzi, sicuro! Eppure se ne stava li, a farsi coccolare sul letto da una ragazza che le faceva lenti grattini al braccio. E io mi immaginavo che avrei sentito le sue fusa se mi fossi avvicinato! Era tutta rilassata, sembrava proprio che lei fosse il gatto della situazione, tranquillamente adagiato nella comodità della vita di noi miseri umani che ci proviamo gusto a coccolarlo... E dico la verità, non ricordo per niente quello di cui si è parlato o ho parlato, ma lei mi guardava proprio come ti guarda un gatto: immobile e indecifrabile nella sua rilassatissima espressione da piccolo felino predatore. Sembra che stia descrivendo una catwoman super-sexy, ma vi assicuro che non è così. La sua felinità sta a un livello più profondo. Si parlava ora che mi ricordo dei pregi dello stare in appartamento o in casa dello studente e sia io, di appartamento, che lei, eravamo controcorrente, sostenendo che la bellezza del vivere in mezzo alla gente, in una casa dello studente in cui tutti si è quasi fratelli, non ha prezzo. Addirittura meglio stare in camera doppia, perchè negarsi un'amicizia così stretta come quella che può nascere da una convivenza così stretta? Espressioni sia di coraggio che di debolezza le nostre: coraggio di chi si mette in gioco, di chi sta bene con sè stesso, debolezza di chi ha bisogno di un calore superiore alla media attorno, per vivere felice. Ci si fuma una sigaretta in compagnia fuori io, lei e un'altra ragazza conosciuta la sera. Si parla di viaggi, ma soprattutto si parla del free-drink di venerdì! In quel momento invece eravamo due cani scodinzolanti alla sola idea della baldoria! E si ammiccava con le risate a una vita che ci piace.
Oggi sono andato alla casa dello studente con il principale intento di assicurarmi che lei fosse al corrente delle prevendite che necessariamente bisognava pagare, ma non avrei mai pensato che saremmo finiti direttamente da lei! Invece il mio amico mi ha velocemente convinto ad andare a "scocciarla" al suo piano. Amico che fra l'altro aveva avuto una divertentissima esperienza con lei, del tipo che dopo un tentativo malriuscito e decisamente "poco sobrio" di "abbordaggio" da parte di lui, anzichè togliergli il saluto come lui già si stava immaginando (e come ovviamente sarebbe successo conoscendo le ragazze che conosco io) lo aveva sonoramente apostrofato il giorno dopo, sorridente, con un "Ehi, non si saluta più?"... Dal giorno si chiamano "cugini". E io a un racconto così non sono per niente immune...
Fattostà che lei ci ha accolti tranquilla come suo solito e si è parlato delle cose più disparate, con altri suoi amici. Alcune dinamiche fra noi erano delle più normali di questo mondo, altre invece mi lasciavano piacevoli interrogativi... Potrebbe essere un'amica, una cnoscente, una storia o la mia fidanzata, che penso che mi andrebbe bene lo stesso. Ma direi che stavolta coglierò l'attimoa ppena si presenterà! Era da molto che non passavo una serata così.
E quindi riprendiamo il titolo di oggi, così fuori luogo fra gli altri, esclamando, con bene in mente che si vive una volta sola e che domani sera la vita varrà il doppio... VAAAAIIII!!

E alla prossima...

mercoledì, dicembre 20, 2006

s o g n o

In questi giorni mi sento strano. Sono felice in fondo e a parte i dubbi e i rimpianti (o rimorsi? Devo chiederlo a un'amica...) che saltano fuori di tanto in tanto, intermittenti, come penso sia normale per qualsiasi essere umano della mia età, ho comunque un qualcosa dentro che a livello più profondo mi fa stare... non so come dire... "strano".

Complice dev'essere il mio modo di vivere la vita un po' artificioso... Il separare "cicli di vita", lo scindere periodi lunghi della mia esistenza. Un tempo si trattava sempre, in questi casi, di tagliare i ponti con il passato e di ri-inventarmi (parola che va di moda...). Quello che invece mi caratterizza ora, che caratterizza questo "ciclo", è una voglia di riscoprire me stesso.
Come ho raccontato nell'ultimo post, si tratta ora di disegnare su una nuova tela, ma con ben presenti le esperienze del passato. E quindi forse è proprio questa tela bianca che si riempie piano piano di elementi, ma che soffre di un senso di vuoto, la cosa che mi da questo senso di incertezza.

Io da anni scrivo in un diario, che più che un diario è un epistolario. Sono lettere scritte a un'entità che sempre di più con gli anni ha preso forma assumendo un'identità nota. La MIA. Era a me stesso, il me stesso "del futuro", che scrivevo. Andando contro il consiglio di qualcuno, ma rispettando quello che infine sia la "vecchia identità" che la "nuova" avevano deciso, le ultime pagine sono state infine scritte "dalla nuova identità alla vecchia". E' stato un prendere le redini del mio presente e futuro. Ma è stato anche un tagliare i ponti, forse, proprio come in passato avevo fatto. Scelta che proprio ora sto criticando un po'.
Ma lasciando perdere ragionamenti che non mi portano al dunque e che sono in fondo troppo personali anche per questo apertissimo blog, voglio tornare appunto al mio presente.

In questi giorni ho avuto altri flashback dal passato. I ricordi si sono fatti forse più distanti? E' strano, perché sono venute a galla immagini che credevo di aver perso e che mi sono davvero rallegrato di aver ritrovato, ma forse il tempo mi ha fatto pagare un piccolo prezzo per questo... E tutte le immagini sono diventate un po' sfuocate. Ma di nuovo; bando ai rimugginamenti e arriviamo al sodo... Quale notte sarebbe stata più adatta per raccontare un pezzo unico del mio passato, se non questa notte, in cui ho rivisto i due primi mitici film delle Tartarughe Ninja, i miei miti dell'infanzia?? Mi sono immaginato di nuovo li in quel cinema, forse il primo che vedevo, e mi sono reso conto di quanto le immagini di quel film mi avessero sicuramente marchiato a fuoco. Le strade buie della notte, le fogne... Ma una grande città: New York.
Un ricordo che è quasi un sogno è riemerso... Avevo forse 4 anni quando siamo passati per New York in uno dei viaggi la cui meta principale era il Messico. Ero stanco morto, forse avevo anche il mio braccio fasciato e legato per un brutto taglio al dito, e stavamo andando in taxi verso la stazione ferroviaria centrale (o verso l'aeroporto? Che fortuna che tutti questi dettagli li posso sempre chiedere a mia mamma e mio papà!). Mi ricordo distintamente che prima di addormentarmi, con la testa forse reclinata sul grembo di mamma, guardavo dal finestrino... E incantato di fronte ai grattacieli che illuminavano la notte di Manhattan ho visto una forma bellissima, il maestoso Chrysler Building, tutt'ora il mio grattacielo preferito, emblema di un qualcosa che sento mio. Poco dopo mi sono addormentato e comodamente per me e scomodamente per i miei, mi sarò fatto trasportare in braccio fino a destinazione, svegliandomi poi attivissimo come era mio solito e con gli occhi spalancati di fronte a chissà quale meraviglia, visto che tutto era meraviglia di fronte ai miei occhi.

New York ha avuto un'altra comparsa decisiva nel mio destino anni dopo. Era il 2001 ed era Giugno. Avevo usato tutta la mia diplomazia, che padroneggio fin da piccolo, per convincere i miei genitori a passare per New York. Il mio scopo segreto: incontrare in un caso fortuito, a cui forse potevo credere solo con la mente di allora (chissà, magari invece sarò sempre così...), la donna dei miei sogni, Natalie Portman. Avevo stampato in gran segreto a casa mia una sua foto e l'avevo accuratamente piegata per farla stare nel mio portafoglio. Nelle ore prima della partenza, ancora a casa a Borgofranco, avevo fatto questa operazione con una determinazione "rituale", sicuro di me e di quello che stavo facendo! Di quell'incontro, o meglio, di quel NON-incontro, parlerò un'altra volta... Ma ora voglio mettere nuovamente per iscritto il fatto che durante quella brevissima permanenza a New York mi ha segnato di più.

Stavo scrivendo sul diario, in bagno. Era la nostra prima notte in albergo. Ero tutto immerso in me stesso, come spesso mi capita in viaggio, ed ero eccitato e allo stesso tempo languidamente soddisfatto di quel fantastico regalo che la mia vita mi stava facendo. Ero nel posto dei miei sogni. Andando a letto, dopo aver dato la buona notte ai miei, tutto felice, devo essere restato sveglio ancora un po', pensando a quello che mi aspettava, pensando chissà che cosa... Pensando forse a quello che avevo scritto nel diario, un riassunto degli ultimi due anni in cui quelle pagine non erano più state sfogliate e non avevano visto l'ombra di una penna. Erano stati i due anni più importanti della mia vita... In quel momento erano tali. Avevo preso decisioni e fatto cose che mi spaventavano ed eccitavano allo stesso tempo. Con questi ed altri pensieri mi sono addormentato. Da li in poi, il mio cervello è stato capace di donarmi un'esperienza fuori dal comune.

Un sogno. Un sogno lunghissimo. Come se tutta la notte avessi sognato ininterrottamente lo stesso sogno. Era come un film... Ed era la mi vita.

Tornato a casa dopo l'estate si viveva allo sbando, io e i miei amici: posti bui e nascosti... In città, non più in paese... Si rideva in vicoli bui e si sputava per terra, maledicendo il posto per quanto era freddo in tutti i sensi, ma gioendo in fondo della vita spensierata e piena di trasgressione. Sempre in coppia io e Rodi il mio migliore amico, frequentiamo posti strani, scabrosi. Saloni in cui si festeggiava senza sosta e in cui si rimaneva fino a notte fonda a volte restando anche soli... Una notte in preda all'alcool, una ragazza che ricordava una vecchia compagna di scuola, decise di farci provare a turno nuove sensazioni e così raggiungemmo quel nostro grande obiettivo... Perdere la verginità a 15 anni per me e 16 per lui... Esterrefatti per quella grande esperienza vissuta insieme, il nostro legame si fortifica ancor di più e passiamo insieme ormai tutti i giorni e le notti. Casa mia non si vede mai. Siamo sempre in giro e come guardando dei notiziari, ogni giorno sentendo i nostri amici ne sentivamo di stranissime, di sconcertanti... Ogni giorno succedeva qualcosa di strano. Qualcuno dei nostri amici già aveva la patente e aveva fatto un brutto incidente... Qualcun altro si trasferiva per non tornare mai più... Qualcun altro finiva ancora peggio. Di fronte a tutti gli avvenimenti che sentivamo, dopo l'iniziale inebetito stupore, si reagiva un po' con indifferenza e con un senso di rassegnazione. Del resto tutto stava cambiando... Noi del resto eravamo cambiati e facevamo cose assurde, quindi tutto era normale, tutto era possibile. Ed ecco che un giorno lo scenario cambia e ci troviamo nel giardino di casa mia, vicino ai garage. Siamo con due loschi tipi che ci stanno probabilmente vendendo del fumo e tutto a un tratto arriva la polizia. Non si sa bene come i due tipi riescono a svignarsela, mentre noi due veniamo presi. Io riesco in qualche modo ad apparire subito innocente, ma Rodi no, forse lo stavano già cercando. In quel momento arriva correndo mio padre che in escandescenza fa qualcosa che non doveva fare e finisce anche lui in manette. Rodi e mio padre in carcere. La vita diventa sempre più cupa. Casa la vedo ancor meno di prima. Ora di fronte a tutte le notizie non reagisco più con forza, ora i cambiamenti sembrano tutti schifosi. La vita è una merda. Questa frase ricorre più volte d'ora in avanti: "La vita è una MERDA!". La città la si abbandona per un po'... E' diventato pericoloso farsi vedere troppo in giro. Vado a una festa di paese dove ci sono alcuni amici. Ma mi sento solo e fuori luogo. Solo una persona sembra aver voglia di starmi vicino, è una ragazza. Una ragazza che più che la vera Valentina A., sembra la Valentina A. che solo io immaginavo... Una ragazza tenera e sensibile che dopo aver perforato quella corazza che sicuramente mi ero costruito per proteggermi da quel mondo ostile, mi fa sentire libero di sputare fuori tutto quello che avevo dentro... E così accompagnandomi a casa, dalle parti della stazione, ci fermiamo e le racconto tutti i fatti che erano successi in quel periodo e come mi sentivo. Infine mi rendo conto di quanto bene mi stava facendo parlarne, li, appoggiati a quel monumento intestato a non ricordo chi... E le dico: "Solo tu riesci ancora a mettermi allegria, anzi che rabbia"... "Rafael... Baciami..."... Seguì un bacio "etereo", un fantasma di un bacio... Brevissimo, sfuggente, come quello che può sognare un ragazzino che non ne ha mai dato uno davvero, e subito sostituito da un abbraccio molto meno timido, passionale e da tanti altri baci sul collo, misti a lacrime forse di entrambi. "Voglio stare insieme a te, Vale!"... "Se è quello che vuoi... Ma io preferirei averti come il mio migliore amico di sempre..."

Così, con un nuovo sentimento, un amore, come al solito corrisposto molto a fatica, si concluse il sogno più lungo della mia vita. E insieme ad esso, ancora non lo sapevo, UNA PROFEZIA... Perché quel sogno ha descritto due anni che dovevano ancora venire... Abbiamo frequentato davvero quei posti bui, abbiamo frequentato davvero quei saloni dove si facevano feste assurde... Era UGUALE il salone (che ancora al tempo del sogno non conoscevo) dove avrei dato il mio primo bacio quell'anno che doveva ancora venire ed era uguale il posto che frequentavamo in sogno a quello che avremmo frequentato ogni sabato dell'anno che doveva ancora venire. Dei nostri amici fecero davvero un incidente in macchina e rimasero molto tempo in ospedale (quelli che sopravvissero) e noi davvero vivevamo la cosa con quelle strane sensazioni... I miei si sono separati e quello è equivalso al carcere per mio padre... Infatti non lo vedevo più se non una volta alla settimana. E infine da mia madre ci stavo davvero poco, perché stavo in giro fino a tardi, come in sogno. Solo Valentina non è mai stata come in sogno se non forse da poco ora che ci penso. L'ultima volta che ci siamo visti prima del mio trasferimento... Abbiamo pianto assieme come in sogno anche se non eravamo abbracciati appassionatamente, ma comunque sia ha avuto un ruolo simile, perché dopo quel discorso con lei mi son sentito liberato e mi son sentito nuovo.

Un sogno... Tutto in un sogno...

sabato, dicembre 09, 2006

o l d e r

Ecco finalmente un nuovo post, il cui titolo è come al solito dotato di molteplici valenze...
Per una volta era doversono scrivere in inglese, volendo anche citare l'album di George Michael (lo so Guido, ce l'ho da secoli, prometto solennemente che te lo restituisco...:-) omonimo.
Perchè lo voglio citare? Perchè dentro quell'album c'è un pezzo di me, che ho ritrovato esattamente nel momento in cui ho risentito quelle note, un fischiettio digitale, e che avevo perso nei meandri dei ricordi. Era un pezzo mancante di un puzzle, puzzle che ora quasi completo posso appendere. Si tratta della vita vissuta.

Ma qui arriva la seconda valenza del titolo. Innanzitutto, chi è stato ad aspettare un nuovo post qui è diventato vecchio, ma freddure a parte, c'è una grande verità da dire. Sono sul bordo di un limite: ho appeso e messo in bella vista (davvero alla vista di tutti) il mio passato.
Ora tutto quello che succede non si va ad aggiungere a un quadro ormai saturo, ma è scintillante e nuova materia nello spazio infinito, quello di un periodo di spazio-tempo relativamente LUNGHISSIMO: la vita.

Ho sentito quell'odore tempo fa, un'odore di autunno, che preannuncia una fine. Poi ho sentito tattili sensazioni (parte ora la canzone associata a quelle sensazioni, per puro caso, state quindi leggendo un post scritto al momento giusto...) di affetto caloroso, che hanno sempre preannunciato un addio. Sensazioni sentite appunto salutando una persona. Un abbraccio... Chi era quella persona? Guardatevi V per Vendetta è sentite la risposta che Evey Hammond da alla fine del film alla domanda "Chi era lui?". Questa persona risponde, per quanto riguarda il mio punto di vista e di sentire, molto bene a quella "descrizione" (ed è di nuovo partita una canzone associata, non ci posso fare niente: questi sono "SMS from GOD", come dicevamo io e il mio migliore amico).
Altri segnali di "una fine" (e un nuovo inizio) hanno interessato tutti i sensi. La musica ha fatto tutto il suo percorso. Si è sentita di nuovo la primissima, fino ad arrivare all'ultimissima della mia vita. Quella che stavo ascoltando ora. I sapori son tornati con oggi anche loro tutti quanti, come in uno scorrere di titoli di coda.
Cosa mancava quindi? La vista... Il mio senso principale. Collegato al mio "sesto senso"...
Oggi, 8 Dicembre, ho fatto il bagno a Calamosca, si, dentro l'acqua del mare, avete capito bene. Uscito, corroborato dalla "beffarda" esperienza, mi son soffermato a guardare il mare. E ho rivisto il mare come lo vedevo un tempo. In quel momento il sesto senso è entrato sfondando tutte le porte una dietro l'altra, ma immerso nel più totale silenzio, un silenzio spaziale. Mi son sentito come quando avevo 12 anni e mi apprestavo ad entrare a pieno titolo nella vita. In QUESTO ciclo di vita, il più importante forse. Ho rivisto e risentito tutto in quella fantastica armonia con l'ambiente. Potevo toccare i flussi d'aria e vedere i gabbiani tut'intorno a me anche fissando il mare.

E tutto quindi ha ricordato il passato. E tutto quindi mi diceva che ormai era passato. Non ho sentito completezza, ma grande INcompletezza, entrato ormai nel nuovo inzio, libero da ogni fardello, nudo, diretto verso tante cose grandi, correndo spensierato. Ho sentito libertà. Quella libertà di chi, una volta rivista tutta la sua opera, mette da parte, ammira il risultato e infine prende un altro foglio, tabula rasa e inizia a creare di nuovo. Sapendo di non avere limiti. La libertà sta anche nel poter vedere ora dall'esterno gli errori precedenti, ma allo stesso tempo vedere anche dall'esterno tutte le cose belle e poterle apprezzare ancor di più.

Questo grande cambiamento è avvenuto tutto in una notte, tutto in una volta? Si e no. In realtà, si chiama tempo che scorre e che ci fa diventare più vecchi...
E io fin da piccolo l'ho pensata in una sola maniera a riguardo, con grande coraggio:
"Non vedo l'ora di invecchiare, perchè diventerò saggio."
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domenica, ottobre 29, 2006

r o g u e

I'm a rogue
I'm feeling right and exact, man
As the song
(I want to put out my "wong")
I stole more than I have bought
I'm happy with this loot(y)
I stole that for my "booty"
I feel Huge Huge Hugeee
That's beacause I'm not
That kind of alcohol thief
I'm more than that bot
I'm a thief as you're a rogue
I'm a rogue as you're a thief
I loose what is it not
I won what is it worth
I've drunk what I was for
I smoked what I was to
I hate this language though
I leave you with this thought
I can't just stop it all
'Cause I am here for more
So fuck it all and ALL
I'm not here for you BOTH
YOU and my life, YOU BOTH
So just keep living AL-though
Don't think to me as an evil god
So you can drive it all
To hell and who knows for...
I'm just as here 's'I was before
Don't look at me 's'I were a boar
I'm just to follow what is right
For me and for everyone it's right
So bring me EVERYONE
(I just said that)
I just said EEEHHHVVVVRRRRYYWWONNNN!!!
... You wonder why
I just asked that
Don't mock this by
I've said it to bet
To bet what IT'S to come
To be sure IT'S GONNA BE better
Than what I HAVE brought
Just to convert me to a "matter"
A matter of what??
A matter of none
A matter for none
To annihilate me to the bone
To ring me as a tone
I was not meant for that
Just fuck you
And remember that time, THAT
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lunedì, ottobre 16, 2006

r e a l - l i f e - f a n t a s y

E' tanto tempo che non scrivo... Un lasso di tempo la cui lunghezza è giustificata dalla grandezza dei fatti che hanno cambiato la mia vita, proprio negli ultimi tempi! Mi sono anche detto più volte che non aveva più senso ormai scrivere su questo blog come prima, e in parte è vero, ma alla fine ha prevalso la voglia di condividere una nuova vita, una "real life fantasy", definizone presa da "Ecstasy", degli ATB, canzone che già prima di avermi fatto comprendere letteralmente il suo messaggio avevo eletto come inno del mio stato d'animo, durante un viaggio di cui parlerò a breve...

Tutto è iniziato dopo aver conosciuto una persona che mi ha fatto nascere un impulso che non avevo mai avuto. L'impulso è nato perchè grazie a chi sa chi, sono riuscito a vedere in quella persona qualcosa di lei che non tutti vedono. Un qualcosa di molto rassicurante per me, a volte commuovente, che voglio chiamare con quello che penso sia il suo unico nome: BENE. Quest'impulso mi diceva di aprirmi, di regalare completamente tutto quello che avevo nella mia mente nei miei ricordi, nella mia fantasia, nei miei sogni e infine nella mia anima.

Piccoli pezzi di me viaggiavano nell'etere ognivolta che aprivo Messenger e ci scrivevamo. Stavo letteralmente scomponendomi in piccoli pezzi che lei potesse ricevere e tenere per sè, questo è stato il mio obiettivo, senza nessun altro fine. Non chiedevo nulla da lei e invece lei stava facendo a poco a poco, varcando dei muri che io posso solo immaginare, la stessa cosa con me. Mi stava confidando delle cose sicuramente molto private, molto intime. All'inizio vedevo la cosa solo come una comunicazione inaspettatamente ricca, ma col passare del tempo, fin da subito a dire il vero, ci accorgevamo che proprio quando si andava a toccare qualcosa di criticamente importante nel nostro modo di vivere, di interpretare e vedere il mondo e la realtà, questa cosa era comune a tutti e due. Come se ad ogni bivio dell'esistenza noi ci fossimo chiamati e messi d'accordo su quale strada prendere... Ma quella persona invece la stavo appena conoscendo. E questo fatto scaldava il mio essere dal profondo ormai ogni volta che me ne rendevo conto... Quasi ogni giorno.
Un climax ascendente... Due scale a chiocciola che si incorciano a formare un'armonicissima doppia elica fatta di punti saldi e comuni a due esseri che fondamente venivano da esperienze, vite e posti diversi, ma che vivevano con la stessa percezione, gli stessi ideali e lo stesso amore per la vita e per l'arte... Per il pensiero che queste due cose quasi indefinibili si possano meglio definire se associate indissolubilmente l'una all'altra... E chi meglio di lei, un'artista nella vita di tutti i giorni e nell'anima, poteva capire qullo che invece io ho sempre solo teorizzato dall'esterno, andando a lambire solo i suoi contorni. In questo come in innumerevlo altre cose, la concordanza di ideali e punti fermi ha lasciato il posto a una complementarità paragonabile solo a un'attrazione elettrica... Magnetica.

I magneti come si sa tendono fisicamente ad avvicinarsi l'un l'altro e così dopo settimane di collegamento a distanza, ci siamo incontrati nuovamente. E abbiamo subito capito che quell'attrazione andava ben oltre quella puramente psichica e sensibile... Era fisica e concreta come la terra. I nostri occhi erano due stelle che cercavano di orbitare l'una accanto all'altra in una danza pericolosamente serrata. Le nostre bocche erano oggetto di sguardi vicendevoli sempre più languidi, alla ricerca di un qualcosa di primordiale che sta proprio al centro delle cose su cui tanto ci trovavamo d'accordo: si trattava di amore. Inteso nel senso più semplice, naturale e vitale del termine.

Ma non era solo quello l'amore che ci legava. C'era un'amore non meno forte che viaggiava invisibile intorno alle nsotre menti... Ci attorniava come una nuvola ogni volta che andavamo a dormire e sognavamo... Ena forza fuori da ogni dimensione, una forza che da un luogo fuori dal tempo e dallo spazio noi avevamo evocato. Iniziava a stringerci, ad avvicinarci sempre di più fino a farci abbracciare con un trasporto che non si sapeva dove avrebbe portato se non che sarebbe stato un posto lontano lontano...

Quella forza faceva paura. Diceva con la sua vibrante voce che non era incline a cedere e che nel caso avessimo voluto volutamente romperla per liberarcene, sarebe esplosa bruciandoci fino al midollo in un fuoco di rimorso.
Non c'era in realtà alternativa. Dovevamo cedere. Potevamo aspettare, ma avremmo ugualmente dovuto cedere.
Il mondo dei sogni si stava crepando, da una breccia stava fuoriuscendo una nuova realtà, intessuta di fantasie che mai forse erano arrivate così materialmente a risiedere in questo mondo. Perchè si stavano unendo non solo due persone, ma due mondi che erano restati confinati in angoli remoti di due psichi... Si stavano unendo legate dalla stessa forza che sempre di più risucivamo ad identificare come amore... Si stavano unendo due dimensioni che stavano sospese nel tempo, per abbracciarsi e cadere posandosi dolcemente sulla realtà, ricoprendo dei loro mille colori due vite che spesso non viaggiavano chè in un mondo in bianco e nero.

Io e Valeria. Noi.
Si è creato questo essere nuovo chiamato Noi. Noi ora viviamo insieme questa "fantasia diventata realmente vita".
Questa nuova entità è stata messa alla prova nel momento in cui, dopo un mese e poco più di due settimane, sono partito per quasi lo stesso lasso di tempo, per andare in Messico. Li ho avuto una trasformazione che mi ha dato la consapevolezza piena di tutto quello che ho finora tentato di scrivere e che mi ha reso, anche se parte di Noi, singolo nella mia volontà e nel mio pensiero. Finalmentenon più contrastato internamente ho potuto, oltre che capire la straordinarietà dell'amore che avevo trovato, anche dedicare completamente me stesso a questo, rendendolo parte integrante della mia vita.

Il mio cielo si è illuminato di una nuova stella, che mi indica sempre meglio la via con la bellezza e la bontà della sua luce.

Il mondo dei sogni l'ho toccato e la sua porta l'ho aperta, riempendo di questa sua materia lucente e vivida tutta la mia vita.

Il mio futuro non è più solo mio, perchè è NOSTRO. E questo lo rende due volte più concreto e due volte più desiderabile.

Il mio più completo amore va quindi a una sola persona... VALERIA. Un sogno divenuto realtà!

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domenica, luglio 02, 2006

o r a n g e

La giornata è finita. Ho pensato quello che c'era da pensare, fatto quello che (non) si doveva fare.
Ho giusto un po' di fame. Mentre mi ascolto l'ultima canzone mi mangio lo yogurt della mensa, all'albicocca. Adesso che ci penso ho mangiato albicocche oggi.
Ora però la fame mi si è stimolata ancor di più, quasi quasi intacco questi biscotti al ciccolato con ripieno all'arancia. Che buoni.
Concludiamo bene la giornata: oggi mi sento abbastanza coraggioso, si: mi leggerò l'ultimo numero di Orange Road, la storia più bella che ora mi venga in mente.

E' stravolgente, si conoscono davvero bene Kyousuke e Madoka! Lui è li li per rivelarle il segreto dei suoi poteri, perchè non ci possono essere segreti tra persone che si... amano? Chissà se si amano... Lui sicuramente si, ma di lei si può sapere? si intuisce a volte, a volte sembra troppo fredda invece, ma ricordandosi di quando lui è andato nel passato e ha scoperto di esser stato il suo primo amore non si può non rivolegere un attimo il pensiero al fatto che... forse lui è una specie di ideale per lei, una persona da cui è attratta istintivamente. Che bel sentimento, peccato che solo se ci sono di mezzo superpoteri sia così. O no? O forse la domanda più intelligente sarebbe: "e perchè? non ci sono sempre in mezzo delle forze sopranaturali?". Sembra una domanda alla Madoka... Forse le asomiglio in qualcosa!
Ora lei è sospesa da scuola. Si scopre che tutti quelli che la consideravano in modo sbagliato perchè non la conoscevano, hanno notato che è diversa. E' l'ultimo anni di superiori e solo ora si accorgono del suo valore umano, della sua bellezza, della sua NUOVA bontà, da scalmanata che era... (anche questa storia mi è familiare...) Che era quando? Prima che arrivasse Kyosuke ora che ci pensano... Ma allora loro due..?

Si, è arrivato il momento della verità, è l'ultimo numero. C'è una persona che potrebbe soffrire: Hikaru, la ragazza (o meglio eterna spasimante) di Kyosuke. E' li che scherza con una delle sorelle di lui sul fatto che qualcuno avesse pensato che lui fosse innamorato di Madoka. Ride come una pazza all'idea, che assurdità! Manami però, la sorella più sensibile, non regge a quella vista e vuole parlare con lei. Si ricollegano dei fatti. Un cappello di paglia rosso che lui aveva sempre conservato e che Hikaru conosceva bene: era il cappello di Madoka, che le era stato regalato dal suo "primo amore"... cosa ci faceva nella casa del suo adorato Kyouske? Madoka non ci teneva tantissimoa quel cappello? Eppure sono anni che effettivamente non stava più appeso in camera di Madoka, Hikaru ora ci fa caso. Quindi lei lo aveva regalato a lui... Cavolo! Il giorno del loro primo incontro! Regalare una cosa così importante a un ragazzo la prima volta che lo si vede!? Il puzzle prende forma. Hikaru ha capito: tutti le stavano nascondendo qualcosa.

Madoka è ubriaca fradicia e il capo del bar dove lavora la sta accudendo. Lei sta dicendo... TUTTO. Il capo lo aveva sempre sospettato, ma rimane sorpreso dalla verità sui sentimenti di lei nei confronti di Kyosuke. Ora lei è sotto stress, ha deciso di andare in America e sa che questo le impedirà di vedere lui, lui che è sempre stato indeciso, lui che si è "sorbito" Hikaru e per non farle del male non l'ha mai respinta anche se era innamorato di Madoka. E Madoka invece? Ora la maschera, sotto i fumi dell'alcool, è caduta: anche lei è innamorata, ma vuole troppo bene ad Hikaru per rovinare il suo sogno (perchè solo di sogno si tratta) d'amore con Kyosuke. Hikaru però è fuori dalla porta, ha sentito tutto. Il capo se n'è accorto e riferirà in seguito la cosa a Madoka. Lei è distrutta: si sente come una che è stata presa in giro per anni. Infatti lo è stata.

Madoka non vuole incontrare Kyosuke. Lui invece si, perchè ora che tutto è stato messo alla luce del sole vuole solo rivelare a lei i suoi sentimenti. Dopo ore e ore di vagabondaggio la trova alla disco Moebius, uno dei primi posti in cui il cuore dei due è battuto forte, a contatto, mentre ballavano... Lei si stava per accendere una sigaretta, ma pensando forse al ragazzo che l'aveva fatta smettere esita e... Eccolo li di fronte a lei, come richiamato dal suo pensiero.
I due parlano. Lei dice una grande verità: forse ha sempre nascosto tutto per codardia, non per protezione nei confronti di Hikaru. Lui però lo dice ora, non più eterno indeciso, che prova qualcosa per lei. "Affetto o amore?" Chiede con la sua solita pungente schiettezza Madoka. "Affetto lo provo per Hikaru. Le voglio ebne come alle mie sorelle... Per te è diverso... TI AMO". Ma lei ha ormai fatto il biglietto. Un sola andata verso Los Angeles.

All'aeroporto si parlano, davanti a tutti ormai. Lei dice che quando sarà pronta a riconoscere e accettare i suoi sentimenti allora tornerà. Sta ormai per partire ed ecco che arriva Hikaru. Con grande dispiacere, ma superiore determinazione, tira lo schiaffo più forte che ha mai dato a lui, al suo "tesorino" Kyosuke. Doveva farlo. Con Madoka invece non riesce ad essere così dura. Le dice che non è stato onesto da parte sua e di tornare presto... per lei... e per Kyosuke... Hikaru e Madoka piangono abbracciate e anch'io ora, come quando leggevo. Mi sento un groppo al cuore. Quanto affetto, quali sentimenti! Che forza. Ho mai conosciuto tanta forza di sentimenti? Ma continuo a leggere. Stannno ormai salutando l'aereo. Volto pagina.

Non mel'aspettavo una fine così. "E' primavera"... Kyosuke sta salendo la scalinata che c'era nel primo numero. Ora le mie lacrime non si possono più trattenere. Perchè sta contando gli scalini proprio come aveva fatto prima di incontrare per la prima volta lei, il suo amore, a cui ha detto da poco "ti aspetterò in eterno"... Madoka. E infatti. E' passato meno di una nno dalla sua partenza e... Contando i gradini: "99, 100!" "Hai sbagliato di nuovo il conto!". Quella voce. Un angelo. Lui come se avesse saputo che lei stava li le dice, senza scomporsi per quella visione, la visione di lei, la stessa cosa che aveva detto la prima volta. E poi "Sto ancora aspettando una risposta! Affetto o amore?". Ora piango, piango a dirotto, senza tregua, senza sosta, senza ragione, come un bambino, come uno che vede la sua vita poco prima di morire, vinto dalla commozione, vinto dalla potenza di chi ci ama, di chi ha creato tutto quello che viviamo e quindi TUTTO per noi, vinto dalla vita...
"Affetto..."................................................ "... Ma decisamente vicino all'amore".

Distrutto, riporto oltre al sottointeso bacio, di Kyousuke e di Madoka, ma anche mio "per chi se lo merita", la fine di una storia che rimarrà sempre con me.

Che bella l'estate... Non importa quanti mesi o anni passeranno... Noi non dimenticheremo mai questa stagione.

APRILE Il nostro primo incontro sotto un tiepido sole.
GIUGNO Nel vento fresco e nella luce brillante.
AGOSTO Correvamo sulla spiaggia assolata.

Non è una semplice stagione che passa, ma un periodo che racchiude lo spirito dell'eternità... Un tempo felice che abbiamo passato insieme.

Gli anni ottanta ci hanno fatto sognare... Ci hanno fatto battere il cuore... Ed è per questo, amici, che non li dimenticheremo mai.



"We love you Madoka!"

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martedì, giugno 20, 2006

v i a g g i o

Sabato 10 Giugno, ore 20:20:
Mio cugino di secondo grado Andrea mi chiama al cellulare, ci eravamo visti anche la sera prima, andando in giro per vari locali a festeggiare la sua laurea. E' davanti al bancone degli alcolici: a un mio "si" avrebbe fatto spesa e mi avrebbe portato in discoteca a Villasimius accompagnadomi sulla sua Smart Roadster... Devo solo fregarmene che sono un po' stanco, un po' disilluso dalle discoteche, quella in particolare, e dire di si. Dico di si.
Ed è subito viaggio. Inzia a casa mia con la foga dei preparativi, tornato appena in tempo dalla mensa. La musica mi mette il buon umore, si preannuncia una serata bella.
Andiamo prima a trovare gli altri amici e a berci i primi sorsi del cocktail vodka e succo di frutta opportunamente preparato. E si parte.
La cappotte della piccola sportiva si abbassa e la bottiglia si stappa. Musica che pensavo di ascoltare solo io ormai, fa irruzione con tutta la sua potenza, i suoi bassi, i vocalismi e la velocità di un ritmo sfrenato nello spazioso, perchè per 2 peronse, abitacolo. La sintonia fra noi, che ci riscopriamo parenti in un senso quasi più metafisico e forte del solito, si può tagliare con il movimento delle mani, mani alla ricerca di vento e di vita, di emozioni. Siamo lungo la costa e viaggiamo verso una serata che a quest'ora, a metà bottiglia fatta fuori, potrebbe anche non esserci perchè la bellezza del viaggio l'avrebbe già rimpiazzata. La luna si staglia sul mare, piena e selvaggia. L'odore di mediterraneo soffoca anche quello dell'alcool del cocktail e la musica si fa sempre più esaltante fino a quando prende il posto della poeticità e la voglia di ballare e di divertirsi diventa un'evolzuione di tutte le emozioni provati, un punto di arrivo giustamente desiderabile. La serata si preannuncia MEMORABILE.
Il cocktail volge al termine al contrario del disco, ma la parole fine è messa dal freno che ci fa sostare accanto agli altri al distributore: è divertimento ed è pazzia, ma la cosa più bella è che la coscienza cede... cede... cede... sono già dentro. non c'è nessuno di familiare intorno a me, ma cammino, viaggio, seguo la musica e la gente. Trovo delle amiche... amiche... amiche... dove sono?.. non le vedo più... ci stavo ballando... sulla sedia è difficile... salgo sul tavolo... mi aiutano?.. si mi hanno dato una mano... "come ti chiami?" chiedo... "D_____A"... "Rafael"... si balla... stretti... parole... mie... sue... mie... sue... cosa stò dicendo? boh... eppure è normale... è tutto normale... scendiamo... ragazza interessante... odddio è in shorts jeans... ora sono lucido, sarà stata la visione? Cavolo è fidanzata, sempre a me capitano... vabbè, ma alla fne sembro piacerle e lui non c'è. Basta adesso andiamo lontano dalla gente a parlare. Che bello stranamente non ho voglia di fumare. E' piacevole parlare con lei, mi sento quasi legato a lei, uno strano affetto. Le mie mani l'abbracciano e accarezzano senza quasi che io me ne renda conto. La bacio sulle guance, lei non dice niente, non mi guarda mai negli occchi, ci stiamo raccontando mezza vita. Ho voglia di baciarla... No forse mi ha respinto un po'. Cavolo è bella. Le mie mani corrono dentro la sua maglietta. "Perchè mi hai messo le mani dentro la maglietta?"... Non rispondo. La sento abbandonarsi. Ci baciamo. Tante volte. Arriva mio cugino... E' contento per me , che roba! Mi sembra di avere davanti un mio fratello che non ho. Mi stavano cercando tutto il tempo. Ora sono rassicurati.
La serata va avanti insieme a D. ballando, parlando e con tutto il resto... Chi l'avrebbe mai detto che poi saremmo diventati amici? Boh, forse avrei preferito altro, ma alla fine la serata è stat bellissima. Il ritorno all'alba in mezzo alla musica... Nn ero mai stato così contento al mio risveglio! Nuova carica per la settimana e il venerdì e il sabato dopo non sono stati da meno! Ho voluto ripetere l'esperienza andando allo Zelig nell'altra costa alll'inaugurazione ed è stat anche quella una bella serata che ora non racconterò...
Soo solo che "in mezzo" a tutto ciò ho conosciuto una persona con cui stavo parlando fino a poco fa e che mi ha fatto battere il cuore. Poco dopo mi sono sentito in dovere di raccontarloa una persona che mi aspetta in Messico senza neanche avermi mai visto di persona. E la sua rezione, le cose che ha detto... Sembravano di un saggio di altri tempi, non di una sedicenne. Mi sono quasi commosso.
Questi ultimi giorni sono stati un viaggio e fra i migliori della mia vita.
Un viaggio nel tempo, a ritroso verso i vecchi divertimenti e un viaggio nel futuro, verso delle cose grandi e importanti, che sembrano delle salite interminabile, ma che saranno fatte, gardino per gradino, sino al raggiungimento della cima.
Che dire? Chiudo e vado a leggermi un viaggio che pur non essendo mio è stato importante comunque... Il viaggio della "Capricciosa Strada delle Arance"...
Arrivederci a tutti e BUON VIAGGIO!

lunedì, maggio 22, 2006

v o r t e x

Un feto sospeso nel vuoto dello spazio. Così finisce 2001: Odissea nello Spazio e così finisco io nella giornata di oggi.
Essere i cui pensieri sono avvolti in una membrana opaca, una placenta.
Essere le cui mani ipotrofiche non permettono nessun tipo di azione.
Bloccato dall'essere senza limiti, dall'essere distante da ogni forza di gravità.
Sono una mente chiusa in se stessa, immersa in un vortice costituito dalle mie stesse idee, dai miei stessi impulsi.

La mia creatività si sta affievolendo sino alla nullità assoluta. La mia voglia di fare più che la mia creatività. Per usare un'altra orrida metafora, mi sento come un sistema le cui funzioni primarie sono rallentate sino all'inusabilità a causa di un processo che succhia tutta la potenza del processore.

Ma chi è questo scroccone bastardo che si è appicciato al mio cervello e succhia come un vampiro? Cosa o chi può mai arrivare a portare sotto stress una macchina così meravigliosa? Solo IO. Il vortice l'ho fatto IO. Non esiste. O meglio esiste, ma sono io. E solo io avrei il potere di estinguerlo. Perchè non lo faccio? Perchè sono un uomo e in quanto tale un animale curioso. E anche se so come far smettere questo casino, la mia volontà non è così forte da resistere al bisogno di sapere da dove proviene. Da cosa è stato provocato.

Cosa mi opprime? Forse una carenza? O un eccesso?
Forse la causa di tutto è troppo paurosa... starò li vicino, dietro l'angolo, ma non avrò il coraggio di sporgermi e di guardarla in faccia. Aspetterò a farlo di botto e mi prenderò forse un malore. A cui si aggiungerà un intenso sforzo da parte del fegato e un bel mal di testa, il giorno dopo.

Una serie di cose "mancate" sono la chiave.
Il mostro è stato evocato da un'arcana formula che richiedeva delle particolari DISattenzioni.

"Se nel reame di Romuulash non si fosse dato ascolto ai sentimenti per più di sei mesi, il grande drago Nullafaxehnt si sarebbe svegliato dal suo sonno e si sarebbe alzato in volo, obbligando il sovrano Raflexander a restare chiuso nel suo castello, inebriato dai soporiferi miasmi della bestia, mentre col cuore spezzato avrebbe assistito all'assasinio dei suoi sudditi e al saccheggio dei raccolti."

Ci sarebbe bisogno di qualcuno. Ci vorrebbe qualcosa.
Ma io mi voglio nuovamente convincere che... Ce la farò da solo. Farò le cose PER ME. Per tenere alta la bandiera. Per camminare a testa alta.

"Re Raflexander, non potendo (o non volendo) sfogare la sua passione attraverso l'amore, decise di farlo andando direttamente a combattere il dragone, armato della sua spada Kaz e del suo destriero Renò."

Ma la storia ancora non funziona...

"Si dava il caso che il destrierò Renò fosse finito imprigionato in una palude infestata da insetti e coperta di fitta vegetazione oltre che occultata dalla nebbia. Se avesse comunque liberato il destrierò, la nebbia magica non gli avrebbe permesso di ritrovare la strada sano e salvo."

Ma a tutto si può trovare una soluzione, in un reame pieno di magia!

"Raflexandr si rivolse al grande arcimago Lavox, che per 15 scudi lanciò un incantesimo che risanò la palude e estinse la nebbia per mezzo di una pioggia celestiale."

E così la battaglia potè avere inzio, ma...

"La nobile idea del cavaliere non bastò a tenere a freno l'incantesimo del drago, che richiedeva attenzioni rivolte al prossimo e l'amore di una fanciulla. E così Raflexander, che aveva negato per la fretta un passaggio ad una donzella sul suo destrierò Renò, si trovò a dover pagare caro quel gesto rude, che poco si addiceva al suo lignaggio: il drago si fece trovare preparato e la sua furia fu immane. Raflexander si trovò a dover combattere contro le orde di Examenis, in origine nobili e pacifici animali, tramutati in feroci predatori dalla magia del drago, il tutto soto gli effetti del soffio soporifero dell'oscuro demonio. Tutto per non aver dato ascolto alla profezia, che diceva da tempi immemori che nessun re è veramente in grado di sorregere un regno senza una consorte..."

Come finirà la storia?

La fantasia mi ha portato nuovamente al punto di partenza: do sempre tutte le colpe al fatto di essere solo. Ma stavolta mi soffermo sul punto che è colpa mia se mi trovo in questa condizione.
Per uscie dal "tunnel" basterà forse mettersi in pace con sè. Tranquilli. E allo stesso tempo determinati.

Se tardo ancora ad uscire da questi tunnel la finirò più infognato delle Tartarughe Ninja... Notte a tutti
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mercoledì, maggio 17, 2006

t r e s - r e g a l o s

[scritto su carta in data incerta, circa il 10 Maggio]

Se nell'abbondante regalo non vi fosse stato quel cd, il suo valore sarebbe stato limitato.

Ma se già è diventato illimitato con l'amorevolmente manufatto disco, è diventato anche INFINITO grazie all'inclusione della mia canzone tradizionale messicana preferita, che quasi avevo dimenticato.

E così non posso far altro che cantare sorridendo, mentre ascolto la voce di chi "sognava di trovare una regina" e che "già non deve più cercarla perchè in lei tutto ha trovato". E infine per questa lei ha trovato i regali migliori, tre:
..El cielo, la luna y el mar...

Per nulla scontati direi... E sinceramente mi sembra di averli appena ricevuti, o forse meglio di averli ritrovati, per regalarli io a mia volta.

E' la prima volta che scrivo per il blog ma a mano, guarda caso sul quaderno che avevo comprato in Messico, sede di grandi mondi immaginari, calcoli di valori che rappresentano personaggi mai esistiti, lettere la cui risposta è arrivata non appena erano state spedite e lettere lasciate da... chissà chi.

Il tema di oggi è diventato sempre più "il valore".
Che valore avrebbero avuto i soldi della borsa di solidarietà se non avessi detto al segretario di allungare il mio periodo di servizio per recuperare il tempo passato a Ivrea?

Che valore possono avere 500 euro ritirati in banca se non sono i primi soldi guadagnati da un ragazzo?

Che valore ha la mia macchina ingolfata se non trovi un ragazzo spensierato che tranquillo ti aiuta a farla ripartire?

E infine, che valore avrebbero tutti i miei modesti guadagni se li usassi per comprare oggetti e pagarmi (pseudo)divertimenti in locali e discoteche?

Invece tutte le piccole cose di oggi, che già di per sè hanno acquistato dei valori "finalmente" non quantificabili, non fanno altro che avvicinarmi al momento in cui convertirò un'altra somma quantificabile, un valore volatile, nel massimo dei beni non quantificabili: il primo MIO viaggio verso la MIA terra, per andare a trovare persone che amo.

So che potrei sembrare un agente della Master Card scrivendo in questo modo, ma del resto a loro non verrà mai in mente di comprare con la loro carta di credito il cielo la luna e il mare... figuriamoci di regalarli!

Trio Los Panchos - Tres Regalos
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sabato, maggio 06, 2006

a l m o s t

E' quasi l'alba.

Sono tornato or ora da una serata quasi perfetta. Entro in casa accolto dalla strana luce che filtra dalla notte attraverso le tende gialle. Una luce che quasi ricorda quel sogno chiarissimo nella mia testa, di rientrare a casa nel "mio" appartamento di New York e fare l'amore con la mia donna alla luce intermittente color verde acqua entrante attraverso le persianette semi chiuse, che proiettano i raggi in fasci dritti e precisi, andando magari a poggiarne uno sulgli occhi chiusi di quest'essere che ha deciso di condividere la sua vita con me.

Frammenti di sogni e ricordi. Ricordi di una vita mai vissuta, che vanno a insinuarsi nella realtà qualche rara volta in forma reale. Con un chiaro messaggio: "Prima o poi succede".
Oggi magari è quasi successo.
Quando qualcosa di veramente bello ci capita, molto spesso il problema è accorgersene e in seguito anche reagire positivamente.
Una serie di meccanismi ci induce a diffidare di ciò che ci appare bellissimo, ma questi meccanismi di difesa diventano a volte i peggiori assassini del nostro animo.
E così anzichè gioire di quello che ci accade, andiamo a dire o a scrivere che è stato QUASI bello, PERO'...

No: non farò così. Vivrò attivamente e positivamente: inutile giudicare un qualcosa in modo negativo o positivo quando lo stesso giudicare ci porta a non VIVERE la cosa, a prescindere dal riusltato del giudizio.
Bisogna che abbandoni l'entropia e il caos. Che mi dia da fare.

Perchè è già quasi ora di alzarsi.
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lunedì, aprile 24, 2006

t i m e

"Time goes by... So slowly..."

Con questa colta citazione e un ultimo sorso di birra completamente sgasata, fondino di 24 ore fa, mi appresto a scrivere per ripiego, ma anche a causa di molta, moltissima ispirazione.
Ripiego perchè devo aspettare l'alba, in quello che si appresta ad essere l'ultimo (o almeno spero) "after" di una lunga serie, che probabilmente si spiega come lo sfogo di una voglia ancestrale di stare sempre sveglio che mi accompagna fin da piccolo e che solo ora che vivo per i fatti miei posso infantilmente sfogare.
Ispirazione perchè il tempo oggi si sta rimescolando davanti a me come per darmi dei messggi. Messaggi che erano intessuti nella trama del tempo, in pieghe e tasche dimenticate, inosservate e inutilizzate.

Non so quando è iniziato, durante la giornata, questo strano rimescimento di ricordi. Probabilmente accettando la paziente guida di Bruno per imparare a battere un servizio a beach volley: la volontà di scassinare quel lucchetto che bloccava questa mia capacità. Un'azione così semplice per molti, ma che a me risultava quasi impossibile. Dopo un po' di pratica scopro che non è poi così difficile e che potenzialmente posso farlo anche bene. I pensieri correvano alimentati da quei bambini che visibilmente prendevano per il culo... correvano verso i tempi in cui lo sport mi si presentò davanti e grazie alla mia inettitudine sociale, me lo feci sfuggire alle prime difficoltà, dimostrando questa scarsezza di spirito di competizione che tuttora mi contraddistingue.
Il rimando temporale si fa ben più ristretto quando invece arriva la sorpresa in chat di una persona che forse stavo già allontanando dalla mia mente, senza una ragione valida, sempre a causa di questa mia scarsa voglia di misurarmi che mi impedisce nello sport. Questa persona è invece ancora in grado di darmi delle emozioni. E ancora ho sentito la rara, stereotipata, scontata e allo steso tempo meravigliosa sensazione di "averla sempre conosciuta". Sensazione che mi spinge a condividere con lei cose semplicemente intime perchè conosco già e allo stesso tempo desidero la sua reazione. Un futuro scintillante si disegna nei meandri più sognatori (quali non lo sono?) della mia testa con la tipica vernice metallizzata che va di moda nel mio cervello per rappresentare i desideri... Una vernice che può essere facilmente graffiata e sfregiata in modo orribile. Ma è il prezzo che si paga per la bellezza.
Arriva Francesco a casa, trovandomi ancora intento a sbranare famelicamente, ma nella pratica a mangiare a rallentatore, una bella bistecca.
Ci guardiamo il così tanto chiaccherato "Caterina va in città" e mi tornano in mente gli anni bui di casa mia. Ricordi fugaci di colpe, colpe e colpe. Ma del resto non mi posso colpevolizzare, non io solo; anche se la tentazione c'è ed è ben motivata e argomentata.
Fra se ne va, dopo aver ricordato momenti passati, che rievocherò ancora più materialmente in seguito, poco prima di scrivere.
E' arrivato il momento della solitudine: io, il mio unico e inimitabile computer e la lampada accesa, comprata di proposito uguale a quella che avevo a Ivrea, prima a Borgofranco, perchè io sono un tipo molto elastico...
Si parla con mio cugino Edo di piani per domani sera ai quali ora rabbrividisco (visto che sarò stanchissimo). Si parla con il Messico, con la famiglia, la RAZA: si parla con mio cuginetto Julian, che tanto cuginETTO ormai non è, sedicenne e navigato come pochi. Si parla della famiglia. Le ultime novità, il clima, le frasi, le sentenze, gli umori. Sono entrato a casa mia in Messico per una attimo. Ho assistito alle scene. Ho sentito la gioia, la tristeza, la vergogna, il clamore, l'indignazione, il dolce chiasso. Mi è venuta una voglia di Messico che forse solo un uomo su questa terra ha già provato. E ho la fortuna di possedere il libro in cui la descrive. Si tratta ancora di "Omeyotl, Diario Messicano" di Carlo Coccioli. Una persona che sarebbe diventata a dir poco mia amica se avessimo avuto modo di vivere negli stessi tempi. Avevo parlato oggi pomeriggio, di quanto con questolibro abbia scoperto effettivamente la mia identità messicana. Ebbene, come ci si può aspettare da un classico, il libro aveva anche oggi che l'ho letto (secondo me) più volte, qualcosa da dirmi, da raccontarmi e da insegnarmi. A volte mi sembra di leggere una mia vita precedente, a volte invece un'arcana enciclopedia di una branca di conoscienza nascosta ai più e invece a me accessibile. Solo oggi leggo un'altra grande, pesante verità:
Nessuno è più chiuso in se stesso che il Messicano "en su cabal juicio"

Nessuno è più chiuso in se stesso che il Messicano che non ha bevuto. Il Messico "se mata a pausas": si uccide a poco a poco.
Continua a delinearsi sempre più marcatamente questa concezione della vita, o meglio della morte, tipica del Messico e che scopro anche tipica mia. Il bere diventa il mezzo per aumentare il dolore.
Ha trovato il paese del dolore lucido, rassegnato, quasi felice; felice nel senso che non è pepetuamente, come avviene altrove, respinto dalla rivolta; è un dolore che l'istinto della folla accetta perchè lo sente inevitabile; vi s'è talmente abituati che non si potrebbe vivere, quasi, se non lo si provasse nella carne e nello spirito, vero nutrimento di un popolo che non ne ha molti altri. ... S'accorge che la folla messicana, l'autentica, quella che non frequenta i grandi alberghi per turisti frettolosi, s'abbandona sistematicamente, e con un umore atrocemente divertito, a un processo, sicuro quanto sottile, d'autodistruzione.


Qualcuno fra gli sparuti lettori (so già chi) potrebbe pensare a questo brano come a un'allarmante dichiarazione di pericolosa arretratezza sociale...
"Un paese di gente che beve come l'autore nei momenti peggiori??" bisognerebbe provvedere se si volesse tirar su il paese... no, l'autore non intendeva fare denunce e scriveva (lo so) queste righe con grande rispetto e tenerezza.
In vena anch'io di estasiarmi di fronte a immagini di tenerezza, esco dalla lunghissima permanenza in bagno per scartabellare nell'archivio delle email che custodisco gelosamente. Dal 2000. Da quando avevo 13 anni.
Seguo i link che trovo qua e la e arrivo alla pagina dove avevo pubblicato il mio primo programma. Che programma non era... Per inerzia vado a vedere tutti i programmi pubblicatiin seguito. Uno di questi ha un voto intorno all'8,47. L'ho votato: è salito a 8,52. Una delle email di quel periodo è l'aggiornamento sulla classifica della settimana dei programmi per BeOS. Il mio BeReset si è trovato per una settimana al 4° posto. Attimi di gloria indimenticabili per un tredicenne che le email dipingono ora come in forte ricerca di successi e di conferme. Un'infantilità? Forse no. Forse era una condizione molto più normale di quanto ora mi è sembrato.
Ma c'era qualcosa di quelle email che pensavo di aver perso per sempre: gli allegati codificati in base64: serie di simboli indecifrabili lunghi pagine e pagine. Erano in origine immagini. Mi sono adoperato e ho compiuto quello che mi sembrava impossibile: li ho decodificati e ho potuto ricreare file di 6 anni fa che erano stati perduti. Ho rivisto il mio ambiente di "lavoro"... la programmazione... una delle esperienze che mi hano formato. E allo stesso tempo mi hanno precluso qualcos'altro.
Mi son ricordato del mio viaggio a Grenoble poco prima di iniziare la prima superiore: in quella bellissima cittadina ero assorto in mille pensieri. Eppure ero riuscito a programmare a tavolino il suddetto ben votato programma. Esperienza lodevole, ma perchè invece non ho sfogato quei miei pensieri? Perchè quando ho avuto la possibilità di andare in giro a conoscere la gente, ho preferito conoscere astratti linguaggi di programmazione? Devo lamentarmi oggi quando dopo 5 anni di superiori la ragazza di cui ero innamorato i primi 2 anni mi dice che per lei sono come un libro scritto in arabo? Si, posso piangere. Posso solo piangere.

Il tempo non scorre così lentamente come dice Madonna.

Infatti tra due ore e mezza potrò presentarmi a lezione. Ma qualcosa mi dice che entrerò in ritardo.
Finirò quindi questa attesa crogiolandomi in ricordi, inebriandomi dei loro profumi, dalle note passionali, e restando infine in stasi, fermo, a sopportare felicemente il dolore del vivere "matandose a pausas".

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mercoledì, aprile 19, 2006

d e r v i s h

[Non ho mai scritto forse con emozioni così fresche e pronte ad essere espulse, come in una danza mortale a ritmo di trance]

Mi sono illuso nuovamente e in mezzo al silenzio ho incassato le parole che non mi aspettavo come dei calci prima in faccia e poi allo stomaco con me a terra.

Subito musica, subito tristezza, ma non era questo il caso.
Ora ho messo "la terna": le canzoni che ascoltavo nel 2003 in scooter, quando avevo 16 anni compiuti da poco, in prima liceo classico.
Si erano da poco lasciati i miei, era marzo, ma ora mi viene in mente il periodo di Aprile.

Track 1:
Corro per Ivrea, verso l'uscita, il vento mi entra nelle maniche, sto andando verso casa, LA casa, sono anche un po' incazzato, ma DENTRO a un livello profondo. Fuori sono solo un circuito in cui corre energia a un clock esagerato, la musica mi entra dentro alla velocità con cui sto scrivendo queste parole, una velocità furiosa come quella a cui sto andando, con le nvole che corrono in direzioni contrarie come tutto. Tutto corre in direzioni contrarie mentre sul finire del ritmo mi avvicino al tornante che mi porta verso Montalto, FINE

Track 2:
E' la mia preferita, in tanti mi hanno detto che mi "rappresenta": che ci sono IO dentro questa musica, che si sente la mia voce e io ora me lo immagino: sono io queste note. Ecco che avanzano. Stanno chiamando, si stanno almentando, stanno urlando e...
IMPENNO. E' corsa sfrenata verso casa, senza pensare, solo sentendo e agendo come un animale che corre libero per una prateria.
C'è un attimo i pausa nella melodia "sempre uguale" che poi è estremamente varia. Ecco un altro semaforo rosso che mi fa pensare che sto aspettando solo per un'ncredibile compassione nei confornti di un mondo che potrei tranquillamente distruggere.
Ecco che avanza. AVANZA IL RITMO. Avanza il sentimento e sta per scattare il verde. Ecco. CULMINE. IMPENNO
E di nuovo via, già fuori dal paese, in terra di nessuno, i pensieri stanno cercando di rincorrermi, ma sono troppo veloce, forse scappo
FINE

Track 3:
Ecco Borgofranco si avvicina. Questa canzone alla festa Claudia la metteva sempre, dal mio stesso lettore quello che mi sta offrendo quest'emozione enorme. "Perchè la metteva?" Mi chiedo, manon mi rispondo. Preferisco ascoltare le belle note senza pensare a quella corruzione dall'esterno. Una barbarie scegliere questa canzone quando non se ne intende la MATEMATICA. La grazia. Il ME che c'è dentro di lei anche qui. Pervado queste onde come se fossi la stessa forza che le tiene insieme.
ECCO IL SUONO. Il riassunto di un discorso lungo 16 anni. Un riassunto di 16 anni in meno di 6 note.
Un messaggio verso l'infinito: SONO IO. Sono TORNATO A CASA. Ultima curva, asono passato dall'interno senz quasi cagare questi caseggiati che ho sempre visto. Ecco che rallento per godermi di più la melodia anche se sto entrando ora nel garage... piano... piano... ma mi fermo, mi devo fermare. E' quasi finita.
Finisce con l'inizio di un qualcosa che io non avrò mai. FINE.


Stavo ora veramente ascoltando le tre canzoni e ho scritto durante il tempo che sono durate, seguendone il ritmo. E stavano ora svolgendo la stessa funzione: sto scappando dal mio pensiero. E' effettivamente musica di "fuga", ma ora invece la trasformo in un inseguimento di un qualcosa che voglio esprimere.
E che esprimerei molto meglio se fossi davvero un "dervish". Vorrei ballare in mezzo a luci strobo armato di spade laser e tagliare tutto, senza rabbia, senza rancore, con una pace assurda che solo la trance può innescare, perchè del resto non c'è rabbia: è solo la storia che si ripete, gli errori che tornano.
Non c'è nulla di grave: è un trampolino questa furia, per uscire fuori dal buco e correre veramente liberi, facendo tutte quelle cose che la quotidianità mi impediscono di fare. Tutte quelle cose che DEVO fare e che ora finalmente VOGLIO fare.
Non c'è nulla ora che può trattenermi. Prima c'era forse qualcosa da raggiungere, ma sranamente mi sento più incitato così: senza nessun obiettivo che non sia IO.
FINE. (Track 17)

La famosa "Track 3", quella che si chiama così, non la terza della terna, imperversa ora nella sua sfortunata condizione di distorsione irreversibile.
Anche così è bellissima e anche così mi fa gioire.
Come in Unreal quando esci dalla prigione-astronave schiantata e ti incanti di fronte al paradiso alieno, ora guardo fuori dalla finestra e vedo quello che ridendo e scherzando è stato il mio sogno di una vita.
"Let's make our dreams come true" dice il remix più bello che sia mai stato fatto sulla più bella canzone di Megaman X, un gioco che più che essere il mio preferito mi ha eletto a suo preferito.
Ora è meglio approfittare di questi ritmi incoraggianti e indirizzare in modo costruttivo questa furia.
CONTINUA.


Ecco la terna più "la vera Track 3":
- Track 1
- Track 2
- Track 3
- The Real Track 3 (distorta: non ascoltare ad alto volume!)