Informazioni, notizie e racconti, sempre aggiornati, su questa casa "fuori dal tempo", che è la mia prima dimora a Cagliari oltre che la mia prima esperienza di vita da solo! Mi raccomando: commentate, commentate e commentate!


^ h e r e - i n - m e r e l l o - 6 7 - w e - t h i n k - i t ' s - p o s s i b l e ^

--------------------------------------------------------------------------------------------------------

mercoledì, dicembre 20, 2006

s o g n o

In questi giorni mi sento strano. Sono felice in fondo e a parte i dubbi e i rimpianti (o rimorsi? Devo chiederlo a un'amica...) che saltano fuori di tanto in tanto, intermittenti, come penso sia normale per qualsiasi essere umano della mia età, ho comunque un qualcosa dentro che a livello più profondo mi fa stare... non so come dire... "strano".

Complice dev'essere il mio modo di vivere la vita un po' artificioso... Il separare "cicli di vita", lo scindere periodi lunghi della mia esistenza. Un tempo si trattava sempre, in questi casi, di tagliare i ponti con il passato e di ri-inventarmi (parola che va di moda...). Quello che invece mi caratterizza ora, che caratterizza questo "ciclo", è una voglia di riscoprire me stesso.
Come ho raccontato nell'ultimo post, si tratta ora di disegnare su una nuova tela, ma con ben presenti le esperienze del passato. E quindi forse è proprio questa tela bianca che si riempie piano piano di elementi, ma che soffre di un senso di vuoto, la cosa che mi da questo senso di incertezza.

Io da anni scrivo in un diario, che più che un diario è un epistolario. Sono lettere scritte a un'entità che sempre di più con gli anni ha preso forma assumendo un'identità nota. La MIA. Era a me stesso, il me stesso "del futuro", che scrivevo. Andando contro il consiglio di qualcuno, ma rispettando quello che infine sia la "vecchia identità" che la "nuova" avevano deciso, le ultime pagine sono state infine scritte "dalla nuova identità alla vecchia". E' stato un prendere le redini del mio presente e futuro. Ma è stato anche un tagliare i ponti, forse, proprio come in passato avevo fatto. Scelta che proprio ora sto criticando un po'.
Ma lasciando perdere ragionamenti che non mi portano al dunque e che sono in fondo troppo personali anche per questo apertissimo blog, voglio tornare appunto al mio presente.

In questi giorni ho avuto altri flashback dal passato. I ricordi si sono fatti forse più distanti? E' strano, perché sono venute a galla immagini che credevo di aver perso e che mi sono davvero rallegrato di aver ritrovato, ma forse il tempo mi ha fatto pagare un piccolo prezzo per questo... E tutte le immagini sono diventate un po' sfuocate. Ma di nuovo; bando ai rimugginamenti e arriviamo al sodo... Quale notte sarebbe stata più adatta per raccontare un pezzo unico del mio passato, se non questa notte, in cui ho rivisto i due primi mitici film delle Tartarughe Ninja, i miei miti dell'infanzia?? Mi sono immaginato di nuovo li in quel cinema, forse il primo che vedevo, e mi sono reso conto di quanto le immagini di quel film mi avessero sicuramente marchiato a fuoco. Le strade buie della notte, le fogne... Ma una grande città: New York.
Un ricordo che è quasi un sogno è riemerso... Avevo forse 4 anni quando siamo passati per New York in uno dei viaggi la cui meta principale era il Messico. Ero stanco morto, forse avevo anche il mio braccio fasciato e legato per un brutto taglio al dito, e stavamo andando in taxi verso la stazione ferroviaria centrale (o verso l'aeroporto? Che fortuna che tutti questi dettagli li posso sempre chiedere a mia mamma e mio papà!). Mi ricordo distintamente che prima di addormentarmi, con la testa forse reclinata sul grembo di mamma, guardavo dal finestrino... E incantato di fronte ai grattacieli che illuminavano la notte di Manhattan ho visto una forma bellissima, il maestoso Chrysler Building, tutt'ora il mio grattacielo preferito, emblema di un qualcosa che sento mio. Poco dopo mi sono addormentato e comodamente per me e scomodamente per i miei, mi sarò fatto trasportare in braccio fino a destinazione, svegliandomi poi attivissimo come era mio solito e con gli occhi spalancati di fronte a chissà quale meraviglia, visto che tutto era meraviglia di fronte ai miei occhi.

New York ha avuto un'altra comparsa decisiva nel mio destino anni dopo. Era il 2001 ed era Giugno. Avevo usato tutta la mia diplomazia, che padroneggio fin da piccolo, per convincere i miei genitori a passare per New York. Il mio scopo segreto: incontrare in un caso fortuito, a cui forse potevo credere solo con la mente di allora (chissà, magari invece sarò sempre così...), la donna dei miei sogni, Natalie Portman. Avevo stampato in gran segreto a casa mia una sua foto e l'avevo accuratamente piegata per farla stare nel mio portafoglio. Nelle ore prima della partenza, ancora a casa a Borgofranco, avevo fatto questa operazione con una determinazione "rituale", sicuro di me e di quello che stavo facendo! Di quell'incontro, o meglio, di quel NON-incontro, parlerò un'altra volta... Ma ora voglio mettere nuovamente per iscritto il fatto che durante quella brevissima permanenza a New York mi ha segnato di più.

Stavo scrivendo sul diario, in bagno. Era la nostra prima notte in albergo. Ero tutto immerso in me stesso, come spesso mi capita in viaggio, ed ero eccitato e allo stesso tempo languidamente soddisfatto di quel fantastico regalo che la mia vita mi stava facendo. Ero nel posto dei miei sogni. Andando a letto, dopo aver dato la buona notte ai miei, tutto felice, devo essere restato sveglio ancora un po', pensando a quello che mi aspettava, pensando chissà che cosa... Pensando forse a quello che avevo scritto nel diario, un riassunto degli ultimi due anni in cui quelle pagine non erano più state sfogliate e non avevano visto l'ombra di una penna. Erano stati i due anni più importanti della mia vita... In quel momento erano tali. Avevo preso decisioni e fatto cose che mi spaventavano ed eccitavano allo stesso tempo. Con questi ed altri pensieri mi sono addormentato. Da li in poi, il mio cervello è stato capace di donarmi un'esperienza fuori dal comune.

Un sogno. Un sogno lunghissimo. Come se tutta la notte avessi sognato ininterrottamente lo stesso sogno. Era come un film... Ed era la mi vita.

Tornato a casa dopo l'estate si viveva allo sbando, io e i miei amici: posti bui e nascosti... In città, non più in paese... Si rideva in vicoli bui e si sputava per terra, maledicendo il posto per quanto era freddo in tutti i sensi, ma gioendo in fondo della vita spensierata e piena di trasgressione. Sempre in coppia io e Rodi il mio migliore amico, frequentiamo posti strani, scabrosi. Saloni in cui si festeggiava senza sosta e in cui si rimaneva fino a notte fonda a volte restando anche soli... Una notte in preda all'alcool, una ragazza che ricordava una vecchia compagna di scuola, decise di farci provare a turno nuove sensazioni e così raggiungemmo quel nostro grande obiettivo... Perdere la verginità a 15 anni per me e 16 per lui... Esterrefatti per quella grande esperienza vissuta insieme, il nostro legame si fortifica ancor di più e passiamo insieme ormai tutti i giorni e le notti. Casa mia non si vede mai. Siamo sempre in giro e come guardando dei notiziari, ogni giorno sentendo i nostri amici ne sentivamo di stranissime, di sconcertanti... Ogni giorno succedeva qualcosa di strano. Qualcuno dei nostri amici già aveva la patente e aveva fatto un brutto incidente... Qualcun altro si trasferiva per non tornare mai più... Qualcun altro finiva ancora peggio. Di fronte a tutti gli avvenimenti che sentivamo, dopo l'iniziale inebetito stupore, si reagiva un po' con indifferenza e con un senso di rassegnazione. Del resto tutto stava cambiando... Noi del resto eravamo cambiati e facevamo cose assurde, quindi tutto era normale, tutto era possibile. Ed ecco che un giorno lo scenario cambia e ci troviamo nel giardino di casa mia, vicino ai garage. Siamo con due loschi tipi che ci stanno probabilmente vendendo del fumo e tutto a un tratto arriva la polizia. Non si sa bene come i due tipi riescono a svignarsela, mentre noi due veniamo presi. Io riesco in qualche modo ad apparire subito innocente, ma Rodi no, forse lo stavano già cercando. In quel momento arriva correndo mio padre che in escandescenza fa qualcosa che non doveva fare e finisce anche lui in manette. Rodi e mio padre in carcere. La vita diventa sempre più cupa. Casa la vedo ancor meno di prima. Ora di fronte a tutte le notizie non reagisco più con forza, ora i cambiamenti sembrano tutti schifosi. La vita è una merda. Questa frase ricorre più volte d'ora in avanti: "La vita è una MERDA!". La città la si abbandona per un po'... E' diventato pericoloso farsi vedere troppo in giro. Vado a una festa di paese dove ci sono alcuni amici. Ma mi sento solo e fuori luogo. Solo una persona sembra aver voglia di starmi vicino, è una ragazza. Una ragazza che più che la vera Valentina A., sembra la Valentina A. che solo io immaginavo... Una ragazza tenera e sensibile che dopo aver perforato quella corazza che sicuramente mi ero costruito per proteggermi da quel mondo ostile, mi fa sentire libero di sputare fuori tutto quello che avevo dentro... E così accompagnandomi a casa, dalle parti della stazione, ci fermiamo e le racconto tutti i fatti che erano successi in quel periodo e come mi sentivo. Infine mi rendo conto di quanto bene mi stava facendo parlarne, li, appoggiati a quel monumento intestato a non ricordo chi... E le dico: "Solo tu riesci ancora a mettermi allegria, anzi che rabbia"... "Rafael... Baciami..."... Seguì un bacio "etereo", un fantasma di un bacio... Brevissimo, sfuggente, come quello che può sognare un ragazzino che non ne ha mai dato uno davvero, e subito sostituito da un abbraccio molto meno timido, passionale e da tanti altri baci sul collo, misti a lacrime forse di entrambi. "Voglio stare insieme a te, Vale!"... "Se è quello che vuoi... Ma io preferirei averti come il mio migliore amico di sempre..."

Così, con un nuovo sentimento, un amore, come al solito corrisposto molto a fatica, si concluse il sogno più lungo della mia vita. E insieme ad esso, ancora non lo sapevo, UNA PROFEZIA... Perché quel sogno ha descritto due anni che dovevano ancora venire... Abbiamo frequentato davvero quei posti bui, abbiamo frequentato davvero quei saloni dove si facevano feste assurde... Era UGUALE il salone (che ancora al tempo del sogno non conoscevo) dove avrei dato il mio primo bacio quell'anno che doveva ancora venire ed era uguale il posto che frequentavamo in sogno a quello che avremmo frequentato ogni sabato dell'anno che doveva ancora venire. Dei nostri amici fecero davvero un incidente in macchina e rimasero molto tempo in ospedale (quelli che sopravvissero) e noi davvero vivevamo la cosa con quelle strane sensazioni... I miei si sono separati e quello è equivalso al carcere per mio padre... Infatti non lo vedevo più se non una volta alla settimana. E infine da mia madre ci stavo davvero poco, perché stavo in giro fino a tardi, come in sogno. Solo Valentina non è mai stata come in sogno se non forse da poco ora che ci penso. L'ultima volta che ci siamo visti prima del mio trasferimento... Abbiamo pianto assieme come in sogno anche se non eravamo abbracciati appassionatamente, ma comunque sia ha avuto un ruolo simile, perché dopo quel discorso con lei mi son sentito liberato e mi son sentito nuovo.

Un sogno... Tutto in un sogno...

1 commento:

R - R A F ha detto...

Dimenticavo; il salone del sogno assomigliava molto anche al locale che avrei frequentato quello stesso anno molto assiudamente e che nel 2004 è stato il posto dove, come nel sogno, ho conosciuto la tipa con cui ho fatto per la prima volta sesso..! La profezia continua a svelarsi ancora oggi...