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martedì, aprile 01, 2008

e x i t - f r o m - d a m n a t i o n

Quel sogno, raccontato nel post precedente, era stato più di quanto non potessi capire al momento, un esercizio del mio cervello volto a raggiungere un obiettivo ben preciso: il salvataggio.
Ho passato un periodo molto travagliato in cui, come al solito, sono caduto quasi volontariamente. O meglio, in cui solo una negligenza quasi diabolica poteva farmi cadere.
Da un po' ormai ho, secondo me, superato la fase di irresponsabilità nella mia vita.
O per lo meno così credevo, così volevo.
Cosa è andato storto? Recentemente questa domanda, sotto spoglie variegate, me la sono posta più volte.
Alla fine dell'estate 2006 stavo vivendo quello che sembrava un apice che solo un anno prima non avrei mai immaginato. Era un apice toccato neanche tanto all'improvviso, preceduto da un bel po' di tribolazioni ma anche un bel po' di grandi soddisfazioni, venute durante il mio primo anno di "indipendenza".
Mi sento un po' obbligato a fare due conti per capire che cosa poi abbia provocato un multi-episodico crollo che è culminato pochi giorni fa, nei giorni di quel sogno e anche oltre con un ultimo, apocalittico nel senso più etimologicamente vero del termine, episodio.

Beh, si potrebbe dire che l'apice un tempo raggiunto fosse un'illusione data dalla sensazione di completezza che una "stabile" relazione può dare. Si potrebbe quindi dire che la fine di tale relazione abbia minato l'equilibrio.
Ma la questione è più profonda. Il cambio doveva essere avvenuto internamente, doveva essere un qualcosa di personale. E sono portato a credere che ci sia anche stato. Doveva essere un distacco, una vera e propria nuova e prima indipendenza, un'entrata nella dimensione "adulta", per lo meno nel senso di responsabilità. Nel senso di "ogni tua azione ora si ripercuoterà su un futuro a cui tieni molto, quindi agisci bene".
Beh, credo di aver capito perché io, seppur rinnovato internamente, non solo non ho visto nessun beneficio, ma sono materialmente regredito a uno stato precedente. Proprio perché a questo cambio interno, non sono corrisposti degli esterni, ma comunque personali e soprattutto necessari, cambiamenti.
Non basta essere, bisogna anche fare. Mettermi dubbi sull'effettivo essere del cambiamento è inutile e anzi, controproducente, visto che per agire, o per lo meno per agire bene, bisogna credere. Devo quindi anzi credere nel cambiamento. Un credere che era stato si ostacolato, ma da me stesso.
Cosa è successo ultimamente? Beh, è come se il lento andare discendente del "grafico sul monitor del mio andamento", dopo un picco discendente sia tornato su per poi riavere un picco discendente ma tornare ancora più su. E' come se ci sia stato e stia proseguendo, un vasto episodio di assestamento, caratterizzato da forti scosse in entrambe le direzioni.
Sono prima piombato nel più profondo "apatismo" e passivismo per poi subito dopo sperimentare un'attività che non sperimentavo forse da tutta la vita. A questo bel cambiamento si è subito susseguito un bel l'avvenimento, che è stato sia il portatore indiretto di una nuova crisi, sia una prova, purtroppo riconosciuta come tale solo a posteriori, di quanto l'impegno nel migliorare avesse funzionato.
Quella notte sotto le stelle infatti una ragazza che pensavo non mi avrebbe mai degnato nemmeno di attenzione, ha dimostrato un'attrazione per me di cui io poi, stoltamente, non ho saputo godere abbastanza. Mi sono depresso per come quell'episodio fosse restato isolato nonostante le mie mire, ma questo è stato l'ultimo picco negativo prima di arrivare a un'epocale svolta.
Se infatti da sempre o quasi capisco quanto la fede in noi stessi sia importante e quanto la fede in Dio sia importante e di quanto queste due fedi siano interconnesse, non avevo mai compreso un'importante "corollario" di questo "teorema".
La fede nell'amore.
Sono sempre stato un essere in affanno, in ansia e in perenne stress per la ricerca dell'amore. Ho passato da quando avevo poco più di 8 anni in poi, ore della mia vita anche solo a cibarmi di immaginazione di un amore che non c'era. Un amore che differisse da quello che grazie al cielo ho ricevuto in abbondanza dalla famiglia. Un amore che differisse per la sua qualità di essere MIO. Trovato, conquistato e goduto solo ed esclusivamente da me.
Beh, se ci credete son stato così fino a pochi giorni fa mentre ora non lo sono più. Ora ho capito che l'essere in tal modo costituiva non solo un errore, una incoerenza con l'idea stessa di "avere fede", ma ho anche capito che era la causa di molti miei problemi, primo fra tutti proprio il non trovare l'amore ricercato.
Col passare del tempo io sono diventato un vampiro: capace di vivere solo di una sostanza "proibita". Capace di vivere soltanto rubando quella sostanza che gli mancava, quell'amore che non c'era mai, che sembrava costantemente proibito da forze esterne.
Beh, era proprio quel vampirismo a proibirlo.
Ero io stesso che mi ero creato il mio inferno, sentenziato la mia dannazione e andato a soffrirne le pene.
Una trappola subdola del mio cervello, che si è sempre trovato ad avere un'immaginazione così potente da poter sostituire la realtà, capacità che mi da sempre di più molti vantaggi, ma che a quanto pare mi aveva trasformato in un mostro che sempre più ho visto riflesso sullo specchio della ragione, quando recentemente cercavo appunto di ragionare sui fallimenti.
Ragionando in una certa maniera potrei anche arrivare alla conclusione che se è stata una caratteristica della mia mente a farmi entrare in un circolo così vizioso come quello in cui ero entrato, di perenne ricerca, perenne surrogata soddisfazione e perenne conseguente, provocata, ricercata, sconfitta... Beh, c'è poco da fare, sono e sarò sempre artefice delle mie pene, carnefice di me stesso.
Ma a una distanza brevissima da questo modo di pensare ve ne sta un altro che elimina il problema alla radice. Se il ricercare così costantemente porta il mio cervello a trovare soluzioni che interferiscono con il successo stesso della ricerca... Beh, basta non ricercare più.
Potrebbe sembrare impossibile, ma non lo è se si seguono poche regole che non ho mai o quasi mai seguito. La prima di queste è proprio mettersi in un ordine di idee. Accettare le regole stesse, cosa da cui il vivere da solo mi aveva visibilmente allontanato.
Poi bisogna impegnare il cervello in modo tale che non abbia TEMPO di cadere in inutili giri viziosi. E guarda caso per impegnare il cervello ho un'intera carriera universitaria a mia disposizione, oltre a un sacco di altre cose.
Poi bisogna impegnare il fisico per vari motivi, tutti a scopo ultimo comunque di estinguere quello che non è più un normale desiderio, ma la radice di una malattia di cui soffro ormai da troppo tempo.
Dopodichè, il tutto vien da se. L'ispirazione del cambiamento è stata l'illuminante e improvvisa comprensione di un "luogo comune" che avevos empre rifiutato proprio categorizzandolo come luogo comune. Quello che si traduce grossolanamente con "L'amore quando arriva arriva" oppure "Quando meno lo cerchi, l'amore trova te". Non ci avevo mai creduto. Ho scoperto che è un concetto su cui vale la pena di investire. Vale la pena di crederci. Anche perchè accoppiato alla verità, anche questa da me spesso contestata a parole, ma più volte provata invece dai fatti, di "In amor vince chi fugge"... Beh, si scopre, come stavo esplicando prima, che l'unico modo di raggiungere quegli obiettivi che da sempre sono stati secondo molti la mia "croce e delizia"... E' proprio eliminandoli dalla lista degli obiettivi e, paradossalmente, riempendo invece quella lista di obiettivi con tutt'altre attività, ma soprattutto con ATTIVITA'.
Ho trovato, subito dopo la comprensione di quella che era proprio la mia dannazione, l'uscita da quest'ultima. Si va ad affermare un'altra volta la necessità della comprensione, della ragione, se vogliamo: se non avessi capito il problema, errando, sbattendo, cascando così tante volte, non avrei mai capito come uscirne.
E' vero che la mia natura renderà difficile il processo di uscita, ma è anche vero che le soddisfazioni che verranno di conseguenza saranno proprio a causa di questa mia natura, più grandi.
"A un grande potere corrisponde una grande responsabilità", questo è il tema di fondo di Spiderman e di mille altre storie uscite dal cervello umano. Ed è il caso proprio del mio cervello che ha il potere di sognare, di viaggiare, di creare. Questo potere ha e avrà sempre il lato oscuro, quello che salta fuori se non si accettano le responsabilità: il preferire il sogno alla vita, il preferire la fuga alla battaglia, il preferire (punto che sarà doloroso capire meglio) il viaggio al mettere radici, il preferire creare virtualmente che creare fisicamente.
Bisogna accettare la responsabilità, che poi è in questo caso nel mio stesso interesse, di utilizzare BENE queste volatili qualità.
Un assaggio di come può essere la vita oltrepassata la soglia di questa uscita ora finalmente svelata, lo posso avere proprio grazie alla mia immaginazione... Una vita in cui le effimere soddisfazioni costruite dalla mente sono invece costruite di solidi mattoni. Una vita in cui al risveglio dopo ogni notte, ti senti chiamato dalla nuova giornata come se fosse una ninfa nuda in un laghetto a chiamarti! :-D Una vita in cui all'alba di ogni mattina non si indugia sul letto perché non ci si vuole alzare, ma si indugia sul letto sorridendo e stiracchiandosi, ricordandosi di quante cose belle ci aspettano. Una vita in cui si vive come innamorati. Una vita di un ragazzo di cui ci si può facilmente innamorare...

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ugo Foscolo : "Ultime lettere di Jacopo Romo"

J.W.Goethe : "I dolori del giovane Rafael..." (al posto dello sturm und drang, lo "stort unz dram")

Giacomo Leopardi: Rafaelone ("E'l naufragar m'è dolce in questo mare ")

R - R A F ha detto...

hahahaha!

Elsa ha detto...

se ti va passa dal mio blog a leggere una storia di Sardegna

ciao