Informazioni, notizie e racconti, sempre aggiornati, su questa casa "fuori dal tempo", che è la mia prima dimora a Cagliari oltre che la mia prima esperienza di vita da solo! Mi raccomando: commentate, commentate e commentate!


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mercoledì, febbraio 21, 2007

s e r i o / p a r t - 3

L'aria era tesa. Io ero attento a ogni parola che sentivo, a ogni rumore, a ogni piccolo sguardo. Ma non ero per nulla teso.
Ho passato il tempo commentando con Sergio le varie disquisizioni tecniche degli argomenti di Geofisica che tanto stavano facendo impazzire gli esaminati.
Sergio era fremente. Non ce la faceva più. Mi ha anche confessato di aver avuto un attimo in cui si sentiva svenire.
Ed ecco che a un certo punto, fra i vari gesti dei presenti che notavo in continuazione, con sguardi forse un po' troppo sostenuti, ma che giustamente non davano fastidio a nessuno, essendo sguardi della più assoluta tranquillità, ecco un gesto di Sergio.
Segnando l'aria con fare scattoso e voluttuoso allo stesso tempo, come una persona che scrive velocemente, ma con il dito teso come pronto a far scaturire un raggio magico da quelle invisibili rune tracciate nell'aria, ecco che come avrete capito inziio a pensare nel "sistema D&D".
Dopo aver sentito le grandi (e anche se spesso e volentieri maleducate, anche giuste) lamentele della professoressa sulla preparazione di tutti quanti, mi ero messo a pensare alla mia preparazione, a come sarei andato all'esame io al loro posto.
Dopo aver visto questo segno che mi ha portato alla mente tutta la fantasia "tecnicizzata" (ossia, una tecnica per fantasticare) di cui spesso e volentieri mi nutro, assimilandola così tanto da essere in grado di trasporre gli stessi "ragionamenti tecnici" da quei mondi fantastici alla realtà, inizio a capire una cosa fondamentale.
Mi ricordo delle lamentele (uniche lamentele) di mio padre sul viaggio in Bulgaria: la perdita di giorni di scuola, vista da lui come l'inizio di una formazione poco professionale dello spirito. La professoressa aveva detto a un altro proposito, non così diverso, praticamente lo stesso concetto. Guardo Sergio e i suoi occhi: tutt'altro che ingenuamente dediti a quello che stava facendo.
Ecco il primo mattone fantasy che inziia a costruire l'ipotesi che diverrà poi tesi e infine grande verità. Sergio è della classe del Mago. Io, studente con una media del resto vicina alla sua, ma senza la metà dei suoi esami dati, sono della classe dello Stregone. Il Mago è orientato verso allineamenti legali e trae il suo potere dallo studio. Dalla memorizzazione di arcane pagine che restano come istruzioni di programmazione pronte ad essere lanciate sottoforma di programma infallibile dalla sua mente. Lo Stregone, "la mia classe", è orientata verso allineamenti caotici e tare il suo potere da risorse insite in se stesso. Tutta la magia che il mago è costretto a studiare, lo stregone, se le sue risorse glie lo permettono, la può invocare spontaneamente, senza quasi sapere manco lui come fa.
Pregio del mago: poter imparare qualsiasi incantesimo gli serva.
Pregio dello stregone: poter invocare senza ausilio di nient'altro che se stesso e senza sforzo qualsiasi incantesimo che istintivamente sappia.
Difetto del mago: lo sofrzo impiegato lo può far rimanere "senza più assi nella manica" molto più spesso rispetto allo stregone.
Difetto dello stregone: NON PUO' IMPARARE NIENTE CHE NON SIA DIRETTAMENTE E ISTINTIVAMENTE ALL'INTERNO DI SE STESSO.
Ecco qua che si spiega come Sergio abbia dato una quantità di esami che io mi sogno. Ecco qua come si spiega che anche Sergio l'infallibile abbia preso meno di me in informatica in cui son stato l'unico a prendere 30 e lode.
Ma cosa è più importante? Ecco che mi son tornati alla mente i discorsi di mio apdre sulla professionalità e quelli della professoressa sullo stesso mondo ostile del lavoro. Ed ecco che estasiato di fronte alla "puissance" (un po' di francese lo stiamo imparando almeno!) di Sergio durante l'orale capisco che tutto il mio essere da cui deriva tutto il mio sistema di affrontare le difficoltà, seppur affascinante (lo Stregone basa il suo potere sul Carisma, forza e magnetismo di personalità; il Mago sulla sola Intelligenza, pura potenza di calcolo e memoria), è in gran parte inadatto ad affrontare le sfide di fornte alle quali son stato messo di fronte.
Ecco profilarsi improvvisamente ma molto naturalmente, molto dolcemente, la necessità di "prendere livelli nella classe di Mago", cosa che probabilmente già più volte in passato avevo fatto.
Per i pochi sparuti lettori che non possono capire bene i paragoni con questi astratti concetti di giochi di ruolo, perchè non ci hanno mai giocato, ecco un riassunto in termini di tutti i giorni.
Mi sono sempre difeso e barcamenato nella vita senza quasi nessuno sforzo grazie al mio istinto e all'intuizione che mi ha sempre funzionato bene. Pur possedendo la capacità di prendere SERIAMENTE in mano un libro e mettersi ad imparare a tutti i costi tutto il contenuto utile, ho sempre preferito acquisire solo i concetti più fondamentali o altre volte solo quelli più "ornamentali" per poi sfoderare i miei "retaggi ancestrali", conoscenze quasi innate, e passare esami senza sforzo.
Vedendo l'esempio della grande diligenza e disciplina di Sergio e i suoi ottimi risultati: una preparazione che io ho forse solo proprio in D&D, computer e dinosauri (che utili argomenti...) ho capito che l'intelligenza va messa all'opera non come faccio io, opportunisticamente e pigramente, ma con rigida volontà e dedizione, se si vogliono ottenere buoni risultati non solo dove l'istinto e l'esperienza ci possono guidare, ma anche in argomenti e campi più "alieni".
Camminando infine verso la macchina ho sentito, misto ad una specie di "presenza" di mia mamma dentro di me, un sentimento di lieve ma condannabilissimo fatalismo. Un'autocommiserazione che si maschera da auto-ironia, ma si rivela codardia. Ce l'ho per eredità genetica, per eredità di educazione sottoforma di effetto collaterale derivato da insegnamenti per altro positivissimi che mai butterei via, ma ho anche questo atteggiamento perchè ne ho imparato passivamente la grande comodità.
Ecco quindi che la consapevolezza di qual'è la starda giusta unita alla consapevolezza di qual'è il sentimento e l'atteggiamento da evitare mentre si prova ad intraprenderla (o meglio, cito nuovamente e più a proposito che mai Yoda, dicendo: "non esiste provare! solo fare! se vuoi solo provare, allora meglionon fare niente!"), sono pronto ad affrontare quello che si rivelerà il più impegnativo ma anche soddisfacente periodo di studi della mia vita. Ossia tutti quelli che mi restano d'ora in avanti.
Non cambierò me stesso. Non gettero le mie risorse alle ortiche. Prenderò solo le redini di una bestia che seppur difficile da domare e cavalcare, mi appartiene tanto quanto il comodo cammello su cui vado ciondolando pigramente di solito.
Perchè ho anche capito che senza sforzo, non si assapora niente nella vita. NEMMENO IL SESSO...