Informazioni, notizie e racconti, sempre aggiornati, su questa casa "fuori dal tempo", che è la mia prima dimora a Cagliari oltre che la mia prima esperienza di vita da solo! Mi raccomando: commentate, commentate e commentate!


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lunedì, aprile 24, 2006

t i m e

"Time goes by... So slowly..."

Con questa colta citazione e un ultimo sorso di birra completamente sgasata, fondino di 24 ore fa, mi appresto a scrivere per ripiego, ma anche a causa di molta, moltissima ispirazione.
Ripiego perchè devo aspettare l'alba, in quello che si appresta ad essere l'ultimo (o almeno spero) "after" di una lunga serie, che probabilmente si spiega come lo sfogo di una voglia ancestrale di stare sempre sveglio che mi accompagna fin da piccolo e che solo ora che vivo per i fatti miei posso infantilmente sfogare.
Ispirazione perchè il tempo oggi si sta rimescolando davanti a me come per darmi dei messggi. Messaggi che erano intessuti nella trama del tempo, in pieghe e tasche dimenticate, inosservate e inutilizzate.

Non so quando è iniziato, durante la giornata, questo strano rimescimento di ricordi. Probabilmente accettando la paziente guida di Bruno per imparare a battere un servizio a beach volley: la volontà di scassinare quel lucchetto che bloccava questa mia capacità. Un'azione così semplice per molti, ma che a me risultava quasi impossibile. Dopo un po' di pratica scopro che non è poi così difficile e che potenzialmente posso farlo anche bene. I pensieri correvano alimentati da quei bambini che visibilmente prendevano per il culo... correvano verso i tempi in cui lo sport mi si presentò davanti e grazie alla mia inettitudine sociale, me lo feci sfuggire alle prime difficoltà, dimostrando questa scarsezza di spirito di competizione che tuttora mi contraddistingue.
Il rimando temporale si fa ben più ristretto quando invece arriva la sorpresa in chat di una persona che forse stavo già allontanando dalla mia mente, senza una ragione valida, sempre a causa di questa mia scarsa voglia di misurarmi che mi impedisce nello sport. Questa persona è invece ancora in grado di darmi delle emozioni. E ancora ho sentito la rara, stereotipata, scontata e allo steso tempo meravigliosa sensazione di "averla sempre conosciuta". Sensazione che mi spinge a condividere con lei cose semplicemente intime perchè conosco già e allo stesso tempo desidero la sua reazione. Un futuro scintillante si disegna nei meandri più sognatori (quali non lo sono?) della mia testa con la tipica vernice metallizzata che va di moda nel mio cervello per rappresentare i desideri... Una vernice che può essere facilmente graffiata e sfregiata in modo orribile. Ma è il prezzo che si paga per la bellezza.
Arriva Francesco a casa, trovandomi ancora intento a sbranare famelicamente, ma nella pratica a mangiare a rallentatore, una bella bistecca.
Ci guardiamo il così tanto chiaccherato "Caterina va in città" e mi tornano in mente gli anni bui di casa mia. Ricordi fugaci di colpe, colpe e colpe. Ma del resto non mi posso colpevolizzare, non io solo; anche se la tentazione c'è ed è ben motivata e argomentata.
Fra se ne va, dopo aver ricordato momenti passati, che rievocherò ancora più materialmente in seguito, poco prima di scrivere.
E' arrivato il momento della solitudine: io, il mio unico e inimitabile computer e la lampada accesa, comprata di proposito uguale a quella che avevo a Ivrea, prima a Borgofranco, perchè io sono un tipo molto elastico...
Si parla con mio cugino Edo di piani per domani sera ai quali ora rabbrividisco (visto che sarò stanchissimo). Si parla con il Messico, con la famiglia, la RAZA: si parla con mio cuginetto Julian, che tanto cuginETTO ormai non è, sedicenne e navigato come pochi. Si parla della famiglia. Le ultime novità, il clima, le frasi, le sentenze, gli umori. Sono entrato a casa mia in Messico per una attimo. Ho assistito alle scene. Ho sentito la gioia, la tristeza, la vergogna, il clamore, l'indignazione, il dolce chiasso. Mi è venuta una voglia di Messico che forse solo un uomo su questa terra ha già provato. E ho la fortuna di possedere il libro in cui la descrive. Si tratta ancora di "Omeyotl, Diario Messicano" di Carlo Coccioli. Una persona che sarebbe diventata a dir poco mia amica se avessimo avuto modo di vivere negli stessi tempi. Avevo parlato oggi pomeriggio, di quanto con questolibro abbia scoperto effettivamente la mia identità messicana. Ebbene, come ci si può aspettare da un classico, il libro aveva anche oggi che l'ho letto (secondo me) più volte, qualcosa da dirmi, da raccontarmi e da insegnarmi. A volte mi sembra di leggere una mia vita precedente, a volte invece un'arcana enciclopedia di una branca di conoscienza nascosta ai più e invece a me accessibile. Solo oggi leggo un'altra grande, pesante verità:
Nessuno è più chiuso in se stesso che il Messicano "en su cabal juicio"

Nessuno è più chiuso in se stesso che il Messicano che non ha bevuto. Il Messico "se mata a pausas": si uccide a poco a poco.
Continua a delinearsi sempre più marcatamente questa concezione della vita, o meglio della morte, tipica del Messico e che scopro anche tipica mia. Il bere diventa il mezzo per aumentare il dolore.
Ha trovato il paese del dolore lucido, rassegnato, quasi felice; felice nel senso che non è pepetuamente, come avviene altrove, respinto dalla rivolta; è un dolore che l'istinto della folla accetta perchè lo sente inevitabile; vi s'è talmente abituati che non si potrebbe vivere, quasi, se non lo si provasse nella carne e nello spirito, vero nutrimento di un popolo che non ne ha molti altri. ... S'accorge che la folla messicana, l'autentica, quella che non frequenta i grandi alberghi per turisti frettolosi, s'abbandona sistematicamente, e con un umore atrocemente divertito, a un processo, sicuro quanto sottile, d'autodistruzione.


Qualcuno fra gli sparuti lettori (so già chi) potrebbe pensare a questo brano come a un'allarmante dichiarazione di pericolosa arretratezza sociale...
"Un paese di gente che beve come l'autore nei momenti peggiori??" bisognerebbe provvedere se si volesse tirar su il paese... no, l'autore non intendeva fare denunce e scriveva (lo so) queste righe con grande rispetto e tenerezza.
In vena anch'io di estasiarmi di fronte a immagini di tenerezza, esco dalla lunghissima permanenza in bagno per scartabellare nell'archivio delle email che custodisco gelosamente. Dal 2000. Da quando avevo 13 anni.
Seguo i link che trovo qua e la e arrivo alla pagina dove avevo pubblicato il mio primo programma. Che programma non era... Per inerzia vado a vedere tutti i programmi pubblicatiin seguito. Uno di questi ha un voto intorno all'8,47. L'ho votato: è salito a 8,52. Una delle email di quel periodo è l'aggiornamento sulla classifica della settimana dei programmi per BeOS. Il mio BeReset si è trovato per una settimana al 4° posto. Attimi di gloria indimenticabili per un tredicenne che le email dipingono ora come in forte ricerca di successi e di conferme. Un'infantilità? Forse no. Forse era una condizione molto più normale di quanto ora mi è sembrato.
Ma c'era qualcosa di quelle email che pensavo di aver perso per sempre: gli allegati codificati in base64: serie di simboli indecifrabili lunghi pagine e pagine. Erano in origine immagini. Mi sono adoperato e ho compiuto quello che mi sembrava impossibile: li ho decodificati e ho potuto ricreare file di 6 anni fa che erano stati perduti. Ho rivisto il mio ambiente di "lavoro"... la programmazione... una delle esperienze che mi hano formato. E allo stesso tempo mi hanno precluso qualcos'altro.
Mi son ricordato del mio viaggio a Grenoble poco prima di iniziare la prima superiore: in quella bellissima cittadina ero assorto in mille pensieri. Eppure ero riuscito a programmare a tavolino il suddetto ben votato programma. Esperienza lodevole, ma perchè invece non ho sfogato quei miei pensieri? Perchè quando ho avuto la possibilità di andare in giro a conoscere la gente, ho preferito conoscere astratti linguaggi di programmazione? Devo lamentarmi oggi quando dopo 5 anni di superiori la ragazza di cui ero innamorato i primi 2 anni mi dice che per lei sono come un libro scritto in arabo? Si, posso piangere. Posso solo piangere.

Il tempo non scorre così lentamente come dice Madonna.

Infatti tra due ore e mezza potrò presentarmi a lezione. Ma qualcosa mi dice che entrerò in ritardo.
Finirò quindi questa attesa crogiolandomi in ricordi, inebriandomi dei loro profumi, dalle note passionali, e restando infine in stasi, fermo, a sopportare felicemente il dolore del vivere "matandose a pausas".

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mercoledì, aprile 19, 2006

d e r v i s h

[Non ho mai scritto forse con emozioni così fresche e pronte ad essere espulse, come in una danza mortale a ritmo di trance]

Mi sono illuso nuovamente e in mezzo al silenzio ho incassato le parole che non mi aspettavo come dei calci prima in faccia e poi allo stomaco con me a terra.

Subito musica, subito tristezza, ma non era questo il caso.
Ora ho messo "la terna": le canzoni che ascoltavo nel 2003 in scooter, quando avevo 16 anni compiuti da poco, in prima liceo classico.
Si erano da poco lasciati i miei, era marzo, ma ora mi viene in mente il periodo di Aprile.

Track 1:
Corro per Ivrea, verso l'uscita, il vento mi entra nelle maniche, sto andando verso casa, LA casa, sono anche un po' incazzato, ma DENTRO a un livello profondo. Fuori sono solo un circuito in cui corre energia a un clock esagerato, la musica mi entra dentro alla velocità con cui sto scrivendo queste parole, una velocità furiosa come quella a cui sto andando, con le nvole che corrono in direzioni contrarie come tutto. Tutto corre in direzioni contrarie mentre sul finire del ritmo mi avvicino al tornante che mi porta verso Montalto, FINE

Track 2:
E' la mia preferita, in tanti mi hanno detto che mi "rappresenta": che ci sono IO dentro questa musica, che si sente la mia voce e io ora me lo immagino: sono io queste note. Ecco che avanzano. Stanno chiamando, si stanno almentando, stanno urlando e...
IMPENNO. E' corsa sfrenata verso casa, senza pensare, solo sentendo e agendo come un animale che corre libero per una prateria.
C'è un attimo i pausa nella melodia "sempre uguale" che poi è estremamente varia. Ecco un altro semaforo rosso che mi fa pensare che sto aspettando solo per un'ncredibile compassione nei confornti di un mondo che potrei tranquillamente distruggere.
Ecco che avanza. AVANZA IL RITMO. Avanza il sentimento e sta per scattare il verde. Ecco. CULMINE. IMPENNO
E di nuovo via, già fuori dal paese, in terra di nessuno, i pensieri stanno cercando di rincorrermi, ma sono troppo veloce, forse scappo
FINE

Track 3:
Ecco Borgofranco si avvicina. Questa canzone alla festa Claudia la metteva sempre, dal mio stesso lettore quello che mi sta offrendo quest'emozione enorme. "Perchè la metteva?" Mi chiedo, manon mi rispondo. Preferisco ascoltare le belle note senza pensare a quella corruzione dall'esterno. Una barbarie scegliere questa canzone quando non se ne intende la MATEMATICA. La grazia. Il ME che c'è dentro di lei anche qui. Pervado queste onde come se fossi la stessa forza che le tiene insieme.
ECCO IL SUONO. Il riassunto di un discorso lungo 16 anni. Un riassunto di 16 anni in meno di 6 note.
Un messaggio verso l'infinito: SONO IO. Sono TORNATO A CASA. Ultima curva, asono passato dall'interno senz quasi cagare questi caseggiati che ho sempre visto. Ecco che rallento per godermi di più la melodia anche se sto entrando ora nel garage... piano... piano... ma mi fermo, mi devo fermare. E' quasi finita.
Finisce con l'inizio di un qualcosa che io non avrò mai. FINE.


Stavo ora veramente ascoltando le tre canzoni e ho scritto durante il tempo che sono durate, seguendone il ritmo. E stavano ora svolgendo la stessa funzione: sto scappando dal mio pensiero. E' effettivamente musica di "fuga", ma ora invece la trasformo in un inseguimento di un qualcosa che voglio esprimere.
E che esprimerei molto meglio se fossi davvero un "dervish". Vorrei ballare in mezzo a luci strobo armato di spade laser e tagliare tutto, senza rabbia, senza rancore, con una pace assurda che solo la trance può innescare, perchè del resto non c'è rabbia: è solo la storia che si ripete, gli errori che tornano.
Non c'è nulla di grave: è un trampolino questa furia, per uscire fuori dal buco e correre veramente liberi, facendo tutte quelle cose che la quotidianità mi impediscono di fare. Tutte quelle cose che DEVO fare e che ora finalmente VOGLIO fare.
Non c'è nulla ora che può trattenermi. Prima c'era forse qualcosa da raggiungere, ma sranamente mi sento più incitato così: senza nessun obiettivo che non sia IO.
FINE. (Track 17)

La famosa "Track 3", quella che si chiama così, non la terza della terna, imperversa ora nella sua sfortunata condizione di distorsione irreversibile.
Anche così è bellissima e anche così mi fa gioire.
Come in Unreal quando esci dalla prigione-astronave schiantata e ti incanti di fronte al paradiso alieno, ora guardo fuori dalla finestra e vedo quello che ridendo e scherzando è stato il mio sogno di una vita.
"Let's make our dreams come true" dice il remix più bello che sia mai stato fatto sulla più bella canzone di Megaman X, un gioco che più che essere il mio preferito mi ha eletto a suo preferito.
Ora è meglio approfittare di questi ritmi incoraggianti e indirizzare in modo costruttivo questa furia.
CONTINUA.


Ecco la terna più "la vera Track 3":
- Track 1
- Track 2
- Track 3
- The Real Track 3 (distorta: non ascoltare ad alto volume!)

domenica, aprile 02, 2006

o v e r f l o w

Ci sono i pensieri. Ci sono le emozioni. E poi ci sono dei particolari raggruppamenti di questi e quelle... degli insimi che potrei chiamare "fasi" e che ci accompagnano spesso durante periodi lunghi o a seconda delle circostanze e delle persone anche per brevissimi periodi, cambiando in rapida successione.
Queste "fasi" sono quasi impossibili da innescare volontariamente. Siamo quasi programmati per rispondere a certi eventi entrando in una piùttosto che in un'altra "fase". Particolari emozioni accompagnate "univocamente" da certi pensieri... Sono come cambiamenti climatici all'interno del nostro animo... Lo rendono più forte o più debole, più caldo o più freddo, ma soprattutto gli danno una "personalità più definita del solito"... Una caratteristica che la filosofia Zen sicuramente non considera bene: questa "personalità" a cui tendiamo in certi momenti è infatti un allontanarsi dal proprio essere unico ed originale. Un immedesimazione in pensieri ed emozioni.
Purtroppo (o per fortuna?) però capita che in certi momenti "entriamo in fase"; e come l'effetto di una droga che sentiamo salire fino al cervello, così questi stati si impadroniscono di noi. Ci sentiamo benissimo o malissimo a seconda della natura di queste fasi, ma l'unico vero problema è che ci dimentichiamo che non sono veri.

Oggi, come se avessi preso un'anfetamina, sono entrato in una delle fasi più belle che conosco. A far scattare la cosa che sarà stato? Chi mi conosce può ben immaginarlo.
Un'improvvisa voglia di migliorarmi mi ha spinto, in rapida successione, a sbarbarmi, lavarmi, profumarmi, vestirmi bene, uscire a tagliarmi i capelli e sentire un sacco di gente.
Ma il netto distacco fra la precedente fase apatica e quest'altra decisamente più attiva e formale ha sicuramente causato qualche "errore". Un buffer overflow che mi ha fatto commettere errori che ci si poteva risparmiare.
Sembra che mai debba andare liscia una situazione incresciosamente bella. Forse è una legge universale.
Ma io dico che preferisco rinunciare a questi stati d'animo, a queste speranze che diventano false certezze, a favore di una mente più libera. Più lucida.
Sembra quasi che quando non bevo cerco qualcos'altro per ubriacarmi: ho bisogno di esagerare SEMPRE. Un bisogno che mi descrive fin da piccolo. Riuscendo a eliminare quel tratto riuscirei forse a essere più libero? E sarà senza scampo il bilancio libertà-personalità? Bisogna rinunciare alla "persona" per agire veramente come si vuole? E se invece vi fosse una back door? Una scappatoia non facilmente visibile?

Deve esserci. Forse si chiama... Beh, ognuno la chiami come vuole. Fatto sta che con tutta probabilità si tratta di qualcosa di accessibile. Qualcosa di simile allo studio. Una preparazione e un impegno. Che ci dia quel tanto di energia che ci basta per poter essere come vogliamo e fare quello che vogliamo allo stesso tempo, senza far pendere la bilancia nè da una parte nè dall'altra.

E a questo punto non posso dire che spero di trovare quel qualcosa: devo dire che ci credo! Che ne sono sicuro!

Qualcuno disse
Fare, non provare!
E penso di potermi fidare della sua autorità..!

Che la forza sia con voi... e con me.


Stardust VS Lisa Stansfield - People Hold On (White Label)
: la canzone descrive la fase in cui ero così rapidamente entrato... e da cui forse sono rapidamente uscito... ma la posso ascoltare lo stesso, basta non infogarmi troppo!