Informazioni, notizie e racconti, sempre aggiornati, su questa casa "fuori dal tempo", che è la mia prima dimora a Cagliari oltre che la mia prima esperienza di vita da solo! Mi raccomando: commentate, commentate e commentate!


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sabato, aprile 19, 2008

g i o i a

Oggi il titolo non indica il mio stato d'animo. Ma non fraintendete, non è che sia triste, anzi. E' solo che voglio parlare della "gioia"... La "gioia di vivere"... L'allegria...
Perché vi chiederete? Beh si da il caso che una ragazza molto carina con cui sto chattando, alla quale ormai verosimilmente, dopo questa frase, non darò mai più l'indirizzo di questo mio blog, abbia nei suoi canoni di "ragazzo per lei", un paio di cosette che pensandoci bene sono in accordo con la "classicità" di questa ragazza, classicità intesa come un "non abbandonare cammini già ben battuti" ma senza nessuna connotazione di monotonia o di cattivo gusto.
Se quindi sono in accordo con "gusti classici", mi viene automaticamente da pensare che come lei almeno un'altra buona quantità di ragazze nel mondo e ancor di più in Italia abbiano gusti simili ai suoi almeno nei punti più centrali.
E questi punti centrali forse non li avete ancora indovinati, perché come me potreste aver avuto a che fare con minoranze della popolazione femminile, e non con i "partiti forti"... Diciamo che molti ragazzi "votano i partitelli" per continuare l'analogia politica. Ma se la vogliamo continuare ancora questo la dice lunga sulla sfiga che regna come una proverbiale nuvoletta sulle teste di molti di noi...
Tornando quindi al dunque, questa ragazza vuole un Ragazzo (lo scrivo con la maiuscola per distinguerlo bene bene dalla categoria Uomo, adesso vedrete perché) che:

A) Sprizzi gioia di vivere da tutti i pori, come avevate forse già capito.
B) Sia esteticamente abbastanza efebo: sbarbato al massimo, capelli ribelli, tratti facciali "bimbeschi" (zigomi pronunciati per esempio), occhi "furbi" tipici da adolescente, spesso tenuti "a fessura" perché da adolescenti si vuole molto fare i fighi... E magari fisico magro, con muscoli non pronunciati, ma magari definiti.
C) Sia anche internamente un po' bambino, che giochi FISICAMENTE come un bambino, con lei, giochi in cui sia coinvolto IL CORPO, che facciano magari sudare, ridere, stancare, divertire, proprio come un'altra attività che stavate già pensando.
D) Combini dolcezza a forza. La forza intesa come energia e perché no anche potenza sessuale e la dolcezza intesa forse in una forma un po' più ampia e matura dell'essere bimbo... Diciamo che però qui sono di parte e adesso infatti ne parleremo.

Liquidiamo subito i punti intermedi: la ragazza segue Amici di Maria de Filippi ed è "colata" di un certo Marco Carta che ormai "grazie" a lei ho visto in già un paio di situazioni. Cantante a quanto pare molto apprezzato anche tecnicamente (ma i giudici non erano dello stesso parere nel video che ho visto, quindi... boh) e dotato di tutti i tratti sopraelencati, sicuramente anche di quelli interni, la giocosità spinta etc. Lasciando stare l'ovvietà del mio parere, ossia che si tratti di un personaggio costruito, come tutto ciò che regna in queste trasmissioni leggere per le masse (favole e fiabe del terzo millennio??), m allo stesso tempo rifacendomi proprio al concetto di personaggio, vi "quoterò" (che brutto, diciamo citerò) la ragazza in questione a proposito del bell'imbusto: "sprizza gioia di vivere da tutti i pori - ad avercelo uno così".
Lasciamo di nuovo perdere la connessione fra ciò e la costruzione del programma; non è alla fine una "cosa" troppo irreale: ne è piena l'Italia di ragazzi così. La sindrome di Peter Pan infatti la considero TIPICA degli italiani, l'ho sempre notato. Da piccolo, quando ero rigido e conservatore A PRESCINDERE (:-D), improvvisavo tremende e vessanti FILIPICCHE contro la sindrome di Peter Pan. Parlavo come un politico moralista alla viglia delle lezioni, tirando in ballo lassismi (liberal-giolittiani? :-D) sociali e mie ANCESTRALI VIRTÙ di "voglia di invecchiare per acquisire saggezza e anche fascino".
Beh, infine recentemente ho scoperto che anche in me albergano lati bambineschi anche se diversi da quelli citati e che sono anzi una parte così integrante della mia persona che chi li conosce... E li comprende... Mi ha davvero conosciuto.
Io sono enormemente attratto da cose semplicissime che attraggono i bambini, ma in una maniera davvero forte, davvero radicata, composta da idealizzazioni e astrazioni ma anche e soprattutto da puri e semplici impulsi. Sono attratto dai sapori artificialmente buoni e dolci (non conosco un limite alla quantità di zucchero/di dolce anche se di recente ho imparato ad apprezzare anche l'amaro), stessa cosa per i profumi e sono attratto da forme morbide, "plasticose" e coloratissime, come possono essere le ESEMPLARI caramelline gommose, chiamate da me quasi tutta la vita col termine spagnolo/messicano di "gomitas"... "gommine". Già solo il termine vi fa capire quanto gusto e quasi amore provi per queste semplicissime (anche se artificiali) "cose". Altri lati miei da bambino includono tutta una serie di cose direttamente o indirettamente collegate a questo concetto astratto del "dolce e colorato". Sono un eterno appassionato di peluche e di tute le cose "cute" (nessun termine italiano rende, bisogna lamentarlo), così come di linguaggi scemi associati a tutto ciò che è "cute" come ben sa chi conosce i dialoghi che ho con mia mamma e spesso anche con mio padre... :-)
Non escludiamo poi la fantasia e l'immaginazione, caratteristica molto bambina, che mi caratterizzano mentalmente e che sono probabilmente causa anche dei miei gusti musicali e generali per le cose "astratte", esempio la musica elettronica o ancor di più in questo caso la musica dei vecchi videogiochi a 8 e 16 bit... Musica che senza l'immaginazione di un bambino sembra solo un'accozzaglia di suoni per giunta anche malfatti. (e sto citando/riciclando il parere di "uno dei" lettori...)
MA... C'è un ma che è poi l'argomento del post, al quale finalmente dopo una marea di divagamenti più o meno necessari e logici sto giungendo. La gioia così manifesta e la bambinaggine (perché purtroppo o meno la considero negativamente) così manifesta che la ragazza che sto traendo ad esempio tipico adora... Beh, manca.
Io con la mia ragazza sono ben contento di essere bambino in tutte le cose in cui sono bambino. Anzi, è proprio con la fidanzata, quando ce l'ho, che mi sento di poter esprimere al massimo questi lati così intimi.
Ma... Anche se sono conosciuto per essere generalmente allegro, generalmente pieno di vita e iniziativa... Generalmente in uno stato d'animo "su di giri"... Beh, chi mi conosce sa che c'è tutta una Marea di altre cose contrastanti sotto, che mi chiedo se siano la causa della mia tendenza a scoprirmi un po' un alieno quando si tratta di cose da bambini come possono essere il gioco fisico (ché so, fare a botte scherzosamente) o sorridere sempre a 55 denti (nel senso di esternare MOLTO l'allegria) o offendermi perché mi hanno trascurato o cose del genere.
E' un lato che spesso mi manca per una serie di motivi, non solo per le complessità del mio carattere. Io non ho mai avuto fratelli né sorelle e da piccolo ho sempre anche preferito la compagnia dei grandi, tant'è che i miei ideali di comportamento e bellezza son sempre stati abbastanza adulti. Vi cito per esempio molto di passaggio come un processo pseudo-freudiano potrebbe essere responsabile del mio voler assomigliare prima o poi esteticamente a un "qualcosa di simile" a George Clooney, l'attore che piace di più a MIA MAMMA...
Il mio gusto per l'eleganza, la saggezza, la "navigatezza", sono tutte cose collegate al mio esser sempre stato a contatto più con adulti che con coetanei. L'aver avuto sempre ragazze più grandi di me è forse anche una conseguenza di questo.
Ora, direte voi, è forse molto "meglio" esser come sono io che non come sono certi personaggi di Amici di Maria de Filippi, ma qui stiamo parlando di un carattere specifico sul quale richiamo di nuovo l'attenzione, dopo avervi bellamente distratti...
Si parla di gioia di vivere manifesta e di giocosità fisica, energicità e "roccambolescheria spiccia"... Vi traggo ad esempio asratto ulteriore di tutto ciò il "pogo"...
Alcuni di voi diranno che da ubriaco queste cose non mi mancano (fra l'altro da ubriaco pogo anche...) e infatti vorrei ricordare come ALLA MAGGIOR PARTE DELLE RAGAZZE A CUI SON PIACIUTO... Son piaciuto da ubriaco. Si va formando un puzzle. Che è più grande di quello che forse fino ad ora avevo capito.
Perché fino ad ora volevo solo invitarvi a riflettere su quanto sia importante e "universalmente bello" il manifestare gioia di vivere e di quanto anche un essere capace di molta allegria, dai molto tratti infantili, ne sia per lo più incapace sopratutto nell'aspetto più fisico della cosa.
Io, del "punto D", ossia "unione di dolcezza e forza", ho solo la dolcezza e nemmeno una dolcezza molto semplice e "straight-forward" dato quanto è "sublimata", idealizzata... E' una dolcezza che la maggior parte delle ragazze conosce solo dopo un bel po' e rimane pure sorpresa, dicendo: "Cavolo, ma ti considerav(am)o un tipico uomo di ghiaccio, chi l'avrebbe mai detto" (frase di una mia compagna di liceo, ora grande amica). Questo perchè per me la doclezza è così importante che diventa da un certo lato una cosa SERIA (in contrasto con la giocosità... E dalli...) che mi sembra addirittura BLASFEMO tirar fuori "invano"... Come si fa quindi a conoscerla? Beh, la chat ha risolto abbastanza questo problema, nello stesso momento in cui me ne ha aggiunti altri 3 o 4...
La forza poi... Tende a non esserci perché ancora una volta quella che c'è è "parziale". Adoro il sesso e adoro anche genericamente e generalmente "la forza nel sesso" e sono un tipo coraggioso, forza interiore si potrebbe dire, SE CIO' NON includesse la forza di volontà che invece spesso manca e se il coraggio a sua volta non includesse varie cose per cui spesso e volentieri ho blocchi, come il fare il galletto e "provarci con le ragazze". Cosa per altro che prima o poi dovrò superare o imparare ad aggirare con qualche trick "proprietario" in più... E soprattutto se la forza suddetta non includesse come invece vuole includere, la pura forza fisica, cosa che anch'essa manca (ma ci stiamo lavorando...).

La conclusione di tutto ciò vuole essere molteplice. Anche perché non voglio mancare di citare a grandi linee una frase di un prete in odore di santità che mi è venuta in mente parlando di gioia. Quel giorno ha raccontato come chiusura di una bellissima predica forse pasquale, come Don Bosco e i ragazzi del suo oratorio di conseguenza, vedessero nello stare sempre allegri una forma di santità. Voglio sottolineare questo a favore della tesi che stiamo parlando non di cavolate qualsiasi... Voglio dire, se una trasmissione televisiva seguita da SCIAMI di giovani presenta degli ideali di questo tipo, un messaggio lo si vuole dare e non per forza dev'essere un controllo. Se è vera la mia tesi secondo cui questi programmi non sono altro che moderne fiabe, sono fatti per istruire alla buona la gente a cose che nella vita hanno comunque un certo valore. La gioia di vivere si sta rivelando sempre di più uno dei valori più importanti.

Tiriamo fuori un po' di punti ordinati:
A) Le personalità più sono complesse più si allontanano dall'essere SIA "gioiose" CHE comprensibili e sono quindi in grande svantaggio quando in lizza con altre più semplici nella ancestrale "competizione per la femmina"...
B) La gioia di vivere è un qualcosa che come molte cose di dominio delle persone semplici, non è per niente malvagia né, paradossalmente "semplice". Persone infatti un po' più corrotte da varie realtà (o un po' meno finte di quelle della TV) trovano spesso e volentieri completamente impossibile o difficile, in stati normali, esercitare questa "forma di santità", che tendo di nuovo a definire tale visto che sto capendo sempre di più come sia legata alla semplicità e all'umiltà.
C) Punto extra, spero sia chiaro che non intendo dire che i protagonisti di amici siano in odore di santità... :-D
D) Last but not least, un'altra cosa difficile ma buona, ancor di più proprio quando raggiunta superando delle difficoltà che ci bloccano, è l'essere vivaci e giocosi, a prescindere dalla più astratta anche se manifesta gioia di vivere.

Solo perché una ragazza un giorno mi confessa i suoi gusti, potreste ora obiettare, sono arrivato a fare tutto questo sproloquio che porta infine a cose molto ovvie? Beh, prima di tutto no, non è solo per una ragazza, come già detto sto parlando di una grossissima maggioranza di ragazze, che ho capito così estesa grazie a questa particolare ragazza. Poi, se sapeste quanti muri miei ha abbattuto questa serie di conclusioni... Capireste che almeno per me non erano affatto cose ovvie. Sono scoperte davvero grandi.

Penultima nota volante, che sembrerà un ritorno al "mio partito" ma è solo una doverosa constatazione... Vorrei sottolineare che stiamo parlando di Ragazze con la R maiuscola, non di donne e che le caratteristiche sopraelencate vanno bene per Ragazzi con la R maiuscola, non per uomini.
'Nuff said, dicono gli anglosassoni... ;-)

Ultimissima conclusione che la dice lunga sull'importanza del giocare, dell'essere bambini in amore, vuole invece essere una citazione del più illustre mio lettore :-)
>>>>>Il succo della sostanza è che l'amore è una cosa troppo seria per
essere presa sul serio. <<<<<
Se non gli ridi in faccia ti può schiacciare...

Se il 26 Settembre del 2000 avessi impresso a fuoco questa frase nella mia mente, forse non avrei mai necessitato di tanto tempo per capirne la grande verità, ma del resto forse allora ero troppo bambino per capirla... :-)

mercoledì, aprile 16, 2008

b l u e s - b r e e z e

Un soffio di vento digitale... Tintinnano campane, si muovono le note e tutto da sfondo all'aereo sax.
Come in quella macchina, come in quel sogno con mio padre, l'atmosfera è estremamente ovattata ma ora ecco una piacevolissima brezza nella mia mente, che fa avanzare finalmente, dolcemente, tutte le vele del porto dei miei pensieri.
E si dispone una leggerissima corsa, tanti velieri tutti diversi, sul pelo della superficie azzurra. Improvvisamente tutto si tinge di quel verde limone così aspro e così dolce. Come un bacio che sa di limone.
Ed ecco che i miei pensieri astratti condensano insieme a quelli reali, formando bellissime variegate nuvole...
E io stesso, li, da un punto imprecisato di quel quadro panoramico, tinto di verde, tinto di mille colori tutti verdi, guardo al cielo e a quelle nuvole e le leggo come pagine di un tranquillo, ma elegante romanzo.
Si legge una vita che sta cambiando, le nuvole sono mosse da un "wind of change" che come quello della canzone è un qualcosa della dimensione dei sogni.
I miei pensieri sono spesso così stirati nello spazio tempo, verso un futuro chiaro ma allo stesso tempo troppo mutevole, come ogni cosa non ancora avvenuta, che il presente è un quadro dalle pennellate imprecise, strascicate: un quadro per l'appunto futurista, in cui domina il caos e il rumore.
E invece ora cos'è cambiato? C'è stato un impulso e allo stesso tempo un freno. I pensieri si sono fermati nel presente, a creare un quadro più bello, più umano... Mentre io, il mio corpo, abbiamo finalmente vinto l'inerzia e liberato l'impulso, in una maniera che è stata come prevedevo più dolce del previsto.
E così ora, anche senza musica, questa stanze è piena di note odorose, ma di bucato pulito, di morbido, di casa, di tranquillità, di naturalezza...
Il disordine regna ancora sovrano, ma tutti gli oggetti sparsi sono solo delle rovine che con la loro poesia quasi quasi abbelliscono questo paesaggio che invece sa sempre più di idilliaco. Il disordine è in rovina: le trasformazioni in atto l'anno dichiarato obsoleto.
Rido ora del disordine e rido di tante altre cose. Rido amabilmente, compostamente, di una donna che mi ha elegantemente e educatamente respinto. Non ho motivo di isterie, di preoccupazioni, di tensioni: non penso più al futuro, penso al presente. Al tempo che scorre al ritmo di cuore e polmoni, di muscoli e ossigeno. Questa donna non fa parte del mio presente, sta in un altro mondo. E' come se corrispondessi con una marziana, che effettivamente fra l'altro parecchio marziana sembra ormai ai miei occhi, e costei dal suo pianeta, in cui il mio verde non esiste, in cui il mio mare non esiste, abbia replicato con una lettera scritta in bella anche se aliena calligrafia, con i suoi alieni convenevoli, che al momento non è sinceramente attratta dall'idea di viaggiare nel buio freddo dello spazio interstellare, per venire a trovarmi sul mio pianeta.
E io leggo, penso un paio di secondi, e conservo la sua lettera.
Il freddo ed elegante essere qua fuori da questa mia ormai ancora per poco dimora, è stato quasi totalmente risanato, fra poco brillerà anch'esso di pulito, di una cura che posso finalmente dare perché ho finalmente ricevuto, da me stesso.
Oggi è stato decretato il mio prossimo soggiorno a Barcellona, la città di cui mi sono così innamorato. Sarà l'inizio di una nuova storia? Possibilmente no, sarà la mia storia che andrà avanti con nuovi e appassionanti novità, piuttosto. Ho smesso di scappare dalla mia vita. La mia vita scappa già da sola, se mi soffermo ad osservarla e sono più contento di abbracciarla e nuotarci assieme, nel mio mare così come nel mare della realtà, piuttosto che scappare come sempre.
E' come se in questo metaforico mare, che è ora il mondo interno, ora il mondo esterno, in una ciclica fluttuazione dimensionale (o forse solo di punti di vista) ci fossero delle luccicanti boe qua e la, delle belle isolette sparse come perle nel blu, ed è come se in questi luoghi di tanto intanto si nascondano dei tesori. E io sono qui, solo su un mare tranquillo, che veleggio su brezze soffiate dalla mia stessa mente, dal mio spirito, verso queste fantastiche destinazioni, dove i tesori sono però reali.
Le mete della vita sono continenti lontani che si potranno raggiungere bene solo con le dovute tappe. E queste tappe, che un tempo ignoravo, sono le mete dei mesi, delle settimane, delle giornate, delle ore che passano, sono ora i miei obiettivi verso cui punto senza sforzo, semplicemente respirando, profondamente, scrutando tranquillamente l'orizzonte mentre reggo il timone.
Ho iniziato ad allenarmi finalmente, come avevo deciso di fare da così tanto tempo. Ho optato come sognavo, per uno sport di combattimento, perché voglio liberare anche quell'aggressività mia che ancora ora è ridotta allo stato di un povero animale incatenato, ingabbiato da pensieri troppo contorti, che sono cresciuti selvaggi, spinosi, come rovi. Anche in me infatti, come nel mio giardino, bisogna lavorare di cesoie, di falcetti, di zappette, bisogna fare giardinaggio... Ma non dico più questi buoni propositi come un politico alla vigilia delle elezioni. Li dico come chi si sta dirigendo, guanti e attrezzi alla mano, verso quel giardino, verso quei rovi, pronto a estirpare e rimpiazzare il tutto con bei fiori, di cui ha già i semi in tasca.
Tutto questo è possibile grazie a un paio di cose, rilassamento, tranquillità e fede. La fede manca un po', anche quella costretta un po' da rovi mentali.
Ma con calma e sangue freddo, sto arrivando.
"La briza me da de frente" dice la canzone della mia città. Il blues e l'atmosfera, quel scintillante mare e tutto il resto sono scomparsi, come una bolla di sapone, perchè anche il silenzio ha un suo valore, e senza musica queste mie bolle scompaiono in un "poK!"... Ma non è scomparsa la calma. La brezza che fa scorrere tutto ordinatamente, e ora anche soporiferamente... Dormirò sogni tranquilli e devo ringraziare i miei amici ma soprattutto me stesso, con le mie risorse marchiate come molteplici e inesauribili, ma troppo spesso abbandonate come ferri vecchi.
Buona notte a tutti.

martedì, aprile 08, 2008

n o t e

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Nel buio, un suono irrompe, note bellissime e familiari. Una mano si muove poco dopo con precisione nelle tenebre, il suono si arresta. Quelle mani vibreranno meglio sotto quelle note poco più tardi... Il buio è variegato, la stanza ha il suo buio, il corridoio un altro. Il migliore sta in bagno, ci sono strani riflessi diamantati che illuminano quel corpo leggermente intorpidito che v'è entrato.
La mente ugualmente diamantina si risveglia e viaggia come sempre, stavolta anche pensando al viaggio più fisico che dovrà intraprendere insieme al corpo. E un barlume di ricordo, un deja-vu, addolcisce i suoi pensieri...
Una nuova presenza in quella stanza, un'emozione calda e avvolgente si mescola a una soffusa freschezza di una pelle il cui tocco vuol dire mille, milioni di cose.
Le parole sono baci, i baci sono parole.
In poco tempo i corpi sono vestiti, entrambi esprimendo tante cose, tanti ricordi, tante emozioni, nei dettagli di quelle umanissime invenzioni che sono i vestiti.
Un leggerissimo bagliore entra ora dagli spiragli delle persiane che rimarranno chiuse per molto.
Un altro essere bellissimo aspetta fuori da casa, freddo, lucido, elegante, come i due che lo stanno per occupare.
Pochi oggetti e vestiti per questo viaggio. Si parte al buio, ma sempre un buio di una bellissima tonalità. I colori sono anche dove non si vedono.
"Adesso dormirai amore, metto una musica che farà stare sveglio me e dormire te!" Dice con un sorriso e tanto amore negli occhi. "Ma è bellissima, non credo dormirò!" risponde lei con lo stesso amore. Scorre l'asfalto e scorrono luci. Scorrono soffuse note di anni e anni prima. Lui si ricorda di simili luci, simili note che scorrevano tante altre volte nei suoi viaggi. Lei è persa in un suo mondo, che lui si diverte a esplorare con la sua mente, ma più che altro con la sua immaginazione. Sta già dormendo. La guarda e sorride. Al sorgere del primissimo sole la musica diventa un tutt'uno con tutto quell'ambiente. Un raggio colpisce quegli occhi chiusi, così belli anche chiusi. Lui ringrazia. "Alla fine chi l'avrebbe mai detto... Ce l'ho fatta..." Pensa. "Ma non è vero che non l'avrei mai detto, l'ho immaginato tante volte, ho sperato tanto. Ho creduto..."
La terra scorre piena di colori, come la sua mente, come le loro menti. Tutto si incrocia e si amalgama in una profumatissima fresca crema gelato, che sa di felicità, che allieta anche i sensi che non si conoscono.
Quel momento era solo un'effimerità nell'universo. Ma tutto l'universo sembrava effimero in confronto a quel momento... Per quei due esseri che sempre esisteranno.

martedì, aprile 01, 2008

e x i t - f r o m - d a m n a t i o n

Quel sogno, raccontato nel post precedente, era stato più di quanto non potessi capire al momento, un esercizio del mio cervello volto a raggiungere un obiettivo ben preciso: il salvataggio.
Ho passato un periodo molto travagliato in cui, come al solito, sono caduto quasi volontariamente. O meglio, in cui solo una negligenza quasi diabolica poteva farmi cadere.
Da un po' ormai ho, secondo me, superato la fase di irresponsabilità nella mia vita.
O per lo meno così credevo, così volevo.
Cosa è andato storto? Recentemente questa domanda, sotto spoglie variegate, me la sono posta più volte.
Alla fine dell'estate 2006 stavo vivendo quello che sembrava un apice che solo un anno prima non avrei mai immaginato. Era un apice toccato neanche tanto all'improvviso, preceduto da un bel po' di tribolazioni ma anche un bel po' di grandi soddisfazioni, venute durante il mio primo anno di "indipendenza".
Mi sento un po' obbligato a fare due conti per capire che cosa poi abbia provocato un multi-episodico crollo che è culminato pochi giorni fa, nei giorni di quel sogno e anche oltre con un ultimo, apocalittico nel senso più etimologicamente vero del termine, episodio.

Beh, si potrebbe dire che l'apice un tempo raggiunto fosse un'illusione data dalla sensazione di completezza che una "stabile" relazione può dare. Si potrebbe quindi dire che la fine di tale relazione abbia minato l'equilibrio.
Ma la questione è più profonda. Il cambio doveva essere avvenuto internamente, doveva essere un qualcosa di personale. E sono portato a credere che ci sia anche stato. Doveva essere un distacco, una vera e propria nuova e prima indipendenza, un'entrata nella dimensione "adulta", per lo meno nel senso di responsabilità. Nel senso di "ogni tua azione ora si ripercuoterà su un futuro a cui tieni molto, quindi agisci bene".
Beh, credo di aver capito perché io, seppur rinnovato internamente, non solo non ho visto nessun beneficio, ma sono materialmente regredito a uno stato precedente. Proprio perché a questo cambio interno, non sono corrisposti degli esterni, ma comunque personali e soprattutto necessari, cambiamenti.
Non basta essere, bisogna anche fare. Mettermi dubbi sull'effettivo essere del cambiamento è inutile e anzi, controproducente, visto che per agire, o per lo meno per agire bene, bisogna credere. Devo quindi anzi credere nel cambiamento. Un credere che era stato si ostacolato, ma da me stesso.
Cosa è successo ultimamente? Beh, è come se il lento andare discendente del "grafico sul monitor del mio andamento", dopo un picco discendente sia tornato su per poi riavere un picco discendente ma tornare ancora più su. E' come se ci sia stato e stia proseguendo, un vasto episodio di assestamento, caratterizzato da forti scosse in entrambe le direzioni.
Sono prima piombato nel più profondo "apatismo" e passivismo per poi subito dopo sperimentare un'attività che non sperimentavo forse da tutta la vita. A questo bel cambiamento si è subito susseguito un bel l'avvenimento, che è stato sia il portatore indiretto di una nuova crisi, sia una prova, purtroppo riconosciuta come tale solo a posteriori, di quanto l'impegno nel migliorare avesse funzionato.
Quella notte sotto le stelle infatti una ragazza che pensavo non mi avrebbe mai degnato nemmeno di attenzione, ha dimostrato un'attrazione per me di cui io poi, stoltamente, non ho saputo godere abbastanza. Mi sono depresso per come quell'episodio fosse restato isolato nonostante le mie mire, ma questo è stato l'ultimo picco negativo prima di arrivare a un'epocale svolta.
Se infatti da sempre o quasi capisco quanto la fede in noi stessi sia importante e quanto la fede in Dio sia importante e di quanto queste due fedi siano interconnesse, non avevo mai compreso un'importante "corollario" di questo "teorema".
La fede nell'amore.
Sono sempre stato un essere in affanno, in ansia e in perenne stress per la ricerca dell'amore. Ho passato da quando avevo poco più di 8 anni in poi, ore della mia vita anche solo a cibarmi di immaginazione di un amore che non c'era. Un amore che differisse da quello che grazie al cielo ho ricevuto in abbondanza dalla famiglia. Un amore che differisse per la sua qualità di essere MIO. Trovato, conquistato e goduto solo ed esclusivamente da me.
Beh, se ci credete son stato così fino a pochi giorni fa mentre ora non lo sono più. Ora ho capito che l'essere in tal modo costituiva non solo un errore, una incoerenza con l'idea stessa di "avere fede", ma ho anche capito che era la causa di molti miei problemi, primo fra tutti proprio il non trovare l'amore ricercato.
Col passare del tempo io sono diventato un vampiro: capace di vivere solo di una sostanza "proibita". Capace di vivere soltanto rubando quella sostanza che gli mancava, quell'amore che non c'era mai, che sembrava costantemente proibito da forze esterne.
Beh, era proprio quel vampirismo a proibirlo.
Ero io stesso che mi ero creato il mio inferno, sentenziato la mia dannazione e andato a soffrirne le pene.
Una trappola subdola del mio cervello, che si è sempre trovato ad avere un'immaginazione così potente da poter sostituire la realtà, capacità che mi da sempre di più molti vantaggi, ma che a quanto pare mi aveva trasformato in un mostro che sempre più ho visto riflesso sullo specchio della ragione, quando recentemente cercavo appunto di ragionare sui fallimenti.
Ragionando in una certa maniera potrei anche arrivare alla conclusione che se è stata una caratteristica della mia mente a farmi entrare in un circolo così vizioso come quello in cui ero entrato, di perenne ricerca, perenne surrogata soddisfazione e perenne conseguente, provocata, ricercata, sconfitta... Beh, c'è poco da fare, sono e sarò sempre artefice delle mie pene, carnefice di me stesso.
Ma a una distanza brevissima da questo modo di pensare ve ne sta un altro che elimina il problema alla radice. Se il ricercare così costantemente porta il mio cervello a trovare soluzioni che interferiscono con il successo stesso della ricerca... Beh, basta non ricercare più.
Potrebbe sembrare impossibile, ma non lo è se si seguono poche regole che non ho mai o quasi mai seguito. La prima di queste è proprio mettersi in un ordine di idee. Accettare le regole stesse, cosa da cui il vivere da solo mi aveva visibilmente allontanato.
Poi bisogna impegnare il cervello in modo tale che non abbia TEMPO di cadere in inutili giri viziosi. E guarda caso per impegnare il cervello ho un'intera carriera universitaria a mia disposizione, oltre a un sacco di altre cose.
Poi bisogna impegnare il fisico per vari motivi, tutti a scopo ultimo comunque di estinguere quello che non è più un normale desiderio, ma la radice di una malattia di cui soffro ormai da troppo tempo.
Dopodichè, il tutto vien da se. L'ispirazione del cambiamento è stata l'illuminante e improvvisa comprensione di un "luogo comune" che avevos empre rifiutato proprio categorizzandolo come luogo comune. Quello che si traduce grossolanamente con "L'amore quando arriva arriva" oppure "Quando meno lo cerchi, l'amore trova te". Non ci avevo mai creduto. Ho scoperto che è un concetto su cui vale la pena di investire. Vale la pena di crederci. Anche perchè accoppiato alla verità, anche questa da me spesso contestata a parole, ma più volte provata invece dai fatti, di "In amor vince chi fugge"... Beh, si scopre, come stavo esplicando prima, che l'unico modo di raggiungere quegli obiettivi che da sempre sono stati secondo molti la mia "croce e delizia"... E' proprio eliminandoli dalla lista degli obiettivi e, paradossalmente, riempendo invece quella lista di obiettivi con tutt'altre attività, ma soprattutto con ATTIVITA'.
Ho trovato, subito dopo la comprensione di quella che era proprio la mia dannazione, l'uscita da quest'ultima. Si va ad affermare un'altra volta la necessità della comprensione, della ragione, se vogliamo: se non avessi capito il problema, errando, sbattendo, cascando così tante volte, non avrei mai capito come uscirne.
E' vero che la mia natura renderà difficile il processo di uscita, ma è anche vero che le soddisfazioni che verranno di conseguenza saranno proprio a causa di questa mia natura, più grandi.
"A un grande potere corrisponde una grande responsabilità", questo è il tema di fondo di Spiderman e di mille altre storie uscite dal cervello umano. Ed è il caso proprio del mio cervello che ha il potere di sognare, di viaggiare, di creare. Questo potere ha e avrà sempre il lato oscuro, quello che salta fuori se non si accettano le responsabilità: il preferire il sogno alla vita, il preferire la fuga alla battaglia, il preferire (punto che sarà doloroso capire meglio) il viaggio al mettere radici, il preferire creare virtualmente che creare fisicamente.
Bisogna accettare la responsabilità, che poi è in questo caso nel mio stesso interesse, di utilizzare BENE queste volatili qualità.
Un assaggio di come può essere la vita oltrepassata la soglia di questa uscita ora finalmente svelata, lo posso avere proprio grazie alla mia immaginazione... Una vita in cui le effimere soddisfazioni costruite dalla mente sono invece costruite di solidi mattoni. Una vita in cui al risveglio dopo ogni notte, ti senti chiamato dalla nuova giornata come se fosse una ninfa nuda in un laghetto a chiamarti! :-D Una vita in cui all'alba di ogni mattina non si indugia sul letto perché non ci si vuole alzare, ma si indugia sul letto sorridendo e stiracchiandosi, ricordandosi di quante cose belle ci aspettano. Una vita in cui si vive come innamorati. Una vita di un ragazzo di cui ci si può facilmente innamorare...