Informazioni, notizie e racconti, sempre aggiornati, su questa casa "fuori dal tempo", che è la mia prima dimora a Cagliari oltre che la mia prima esperienza di vita da solo! Mi raccomando: commentate, commentate e commentate!


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mercoledì, novembre 23, 2005

p a r r a n d a

Premetto un bel "tiè" a chi mi dette della ragazzina rocckettara per la fissa sui titoli in inglese: stavolta si cambia e si passa allo spagnolo messicano... E chè titolo!

Una "parranda", spesso sinonimo di "lunada" (parola più intutivamente comprensibile per un italiano) è appunto una "notte sotto la luna". Si tratta di un'attività prettamente maschile in cui oltre al gruppo di amici non possono mancare due altri elementi: la chitarra e la tequila...

Nel linguaggio "metropolitano" odierno la si potrebbe rassomigliare a un "after", ma non ha niente a che vedere con gli after che si tendono a fare di questi tempi.
Se infatti l'after è una specie di ricerca di una vittoria sul proprio fisico e sull'ordine, la "parranda" o "lunada" è più una rassegnazione alla sconfitta che la vita rappresenta: un abbandono piùttosto che un inseguimento.
Citerò ora dal libro Omeyotl (di Carlo Coccioli):
Ora non posso non pensare alla luna immane, luna divorante, ch'era l'elemento imperiosamente principale d'una "lunada" offertami da un gruppo di amici in un villaggio dello Stato di Jalisco: per salutarmi prima che lasciassi il Messico.
Come vedete si parla della "lunada" come di un regalo, una cosa offerta con affetto come si potrebbe parlare di un'amiciza; ma forse Coccioli non si stupirebbe se la paragonassi a una molto femminile proposta d'amore... Lui che del Messico capì benissimo la diffusa femminilità che contraddistingue il suo popolo. I partecipanti sono infatti (o lo diventano cammin facendo) uomini uniti , almeno temporaneamente, da un legame affettivo che un italiano, così come un qualsivoglia altro indivuduo ignorante riguardo i messicani, potrebbe facilmente scambiare per un sentimento equivoco, tanto è forte e "sconveniente".
Dove arrivammo? Al bordo d'una specie di mare. Era una vallata riempita di notte, di luna. Immensa, e pareva un mare, o una bocca. La luna diventava latte. Cani invisibili abbaiavano. V'era qualcosa che somigliava a una minaccia, ma quanta dolcezza, com'era bello! Ci sedemmo sul suolo arido, fra gli sterpi. Avevano portato tre chitarre e molte bottiglie di tequila e di aguardiente. Comiciarono a cantare alla luna: senza guardarla. [...]
Luna da fin del mondo: in ciò che è autenticamente messicano, americano, v'è sempre un presagio d'Apocalisse. [...]
E tutto, quella notte, finì com'era naturale che dovesse finire: con una terribile, solenne ubriacatura. Perchè perfino l'ebrezza, in Messico e in America, è larga e profonda. E con molte lagrime, con molta turbolenza, con un numero infinito di lusinghe e di minacce...
E qui mi fermo, e invito tutti quelli che hanno percepito un piccolo riferimento alla mia vicenda personale a un attimo di raccoglimento...
Appare chiaro infatti che io queste cose le abbia nel sangue (e non perchè le abbia lette): invito tutti a voler fare questo atto di fede di ammettere che le differenze culturali esistono a un livello MOLTO profondo... oserei dire GEOLOGICO... e che queste riguardino parti così inconsciamente profonde da sembrare caratteriali.
Ebbene, io, che a differenza di quanto le mie parvenze potrebbero voler dare ad intendere, sono anche (e soprattutto[?]) messicano, porto con me anche la "parranda", che trovandosi però a doversi esprimere non certo in un mare di notte e luna, tra UOMINI e musica, ma in un mare di alte case e lampioni, tra DONNE e sussurri, si trova come un pesce fuor d'acqua, trasformando colui che doveva essere il "beneficiario" in una "vittima", in gabbia, come un fenomeno da baraccone, esposta a sputi e insulti.
...Con un morto, a volte, o addirttura con due. La vera e propria "parranda" è più una sembianza di morte - una forma di suicidio - che un piacere di vita. Con quelle sue tre funebri A, "parranda" è parola allegra ma tragica: è un termine degno di don Francisco de Quevedo y Villegas, autore della Historia de la Vida del Buscòn. Due Spagne ha accettato il Messico delle tante Spagne di cui è pieno il mondo: la cattolica e la picaresca. Ha preso le Spagne migliori: quella che vive morendo e quella che vivendo muore. Io, quella notte in Jalisco, sentii la morte e la vita mescolarsi, sotto la luna.
E con questo passaggio voi tutti vi sentirete come davanti a un muro insormontabile e che, anche se sormontabile lo fosse, non avreste voglia di scavalcare. Qualcuno penserà "Che bello...", qualcun altro "Mamma mia...", e qualcun altro ancora magari "Spero che l'autore non prenda sul serio queste cose...", ma per una volta anzi che dire come sempre "Non avete capito niente", dirò "Va bene". I vostri pensieri sono infatti legittimi e i miei non esplicabili nelle righe che mi potrebbero essere concesse da questo blog.

Vorrei concludere però in modo un po' più pragmatico, risparmiandovi altre allusioni su cui, se ben mi conoscete, saprete che vi invito comunque a non riflettere.
Il lato oscuro di cui parlavo è esploso per motivi molto più estesi di quelli che bene o male potrebbero essere spiegati in questo post, ma sicuramente è vero che di "parrandas" non se ne possono fare in condizioni diverse da quelle "canoniche", pena lo sfociare in atrocità.
Concludo quindi con una questione aperta: se la mia cultura (o assenza di cultura) mi rende incompatibile con così tante cose e persone, alcune delle quali sono anche cose e persone acui tengo molto, devo cambiare? Cosa devo fare? Devo rinnegare, combattere, esiliare parti di me stesso?

Per adesso risposte non ce ne sono, ma rimane un'ombra di un piccolo desiderio: vedere di nuovo quell'immensa e feroce luna tropicale che da piccolo mi faceva tanta paura...


Abelardo Pulido - Entrega Total
: cantata da Luis Miguel

sabato, novembre 19, 2005

d a r k s i d e

Mi si dirà che ciascuno di noi possiede un lato oscuro e che ciascuno di noi può ,all'occorrenza, diventare cattivo.
Ma quello che mi è successo, verso il volgere al termine della mia festa di compleanno, mi sembra veramente fuori da ogni schema conosciuto (o per lo meno sperimentato sulla mia pelle) in quanto a "esplosione del lato oscuro".

Non mi è ancora chiaro come si possa esser passati dalla più che allegra (due lamentele della vicina a fianco) festa a casa mia alla tristezza, o forse solo commozione, della sbornia triste nel parcheggio della casa dello studente del magistero alla furia nel vicolo di casa mia.

Se la sbornia triste poteva essere ricollegata a un'assunzione troppo disordinata e spinta da un'anormale senso di autodistruzione (si, molto più del solito), la furia successiva non poteva essere altro che una reazione a catena: una detonazione di cariche accumulate durante un lungo periodo... solo perchè io mi trattengo sempre più del dovuto. O no?

Non lo so, ma una cosa è sicura: non si dovrà mai più bere così tanto e non si dovrà mai più trascurare le emozioni che mi feriscono giorno per giorno.
Ma sopratutto non si dovrà più vivere secondo dei doveri auto-imposti. (Paradosso?)

La vita che ho vissuto finora è stata quindi toppo comoda: una "pulizia losca" delle cose che non andavano bene, uno spazzare la polvere sotto i tappeti e continuare a bivaccare sui tappeti stessi.

Le pulizie vanno fatte giorno per giorno. Sia in casa che dentro di noi.


[Non c'è consiglio musicale stavolta, perchè io non ascolto musica tanto brutta da poter essere collegata ad avvenimenti così spiacevoli]

martedì, novembre 08, 2005

a e r o

Ieri ho visto al cinema Flight Plan e devo dire che a proposito del "clima" da aeroporto/aereo c'era veramente tutto e che mi ha fatto tornare in mente quanto quei due "ambienti" siano importanti nella mia storia.

Anche se non fossi romantico (anche nel senso artistico-letterario) come invece sono, guardando un aereo che passa in cielo non posso fare a meno di pensare : "Quand'è che ci sarò io la sopra?" E questo perchè la mia vita volendo è tutto un intersecarsi di voli presi e persi, di riflessioni scritte sul tavolino estratto dal sedile di fronte, di canzoni ascoltate sotto una luce soffusa mentre tutti dormono e di lunghi sguardi fuori dall'oblò, verso le nuvole o verso illimitati tramonti.

E il tutto immerso in quel sottile fischio dei motori e impregnato di quell'odore di stoffa pulita dei sedili e in generale "di aereo" che ormai risiede nella mia memoria olfattiva in sede stabile...

Sugli aerei ho pensato quasi tutto quello che adesso mi rende quello che sono, compresi i passaggi epocali della mia vita, a cui accennavo qualche post fa riferendomi a tre mie personalità.

La gente dovrebbe goderseli di più i viaggi in aereo che fa.
Basterebbe che pensassero a me, che dei voli che ho fatto forse ho perso il conto tanti son stati, ma che me li son goduti tutti (e continuerò a godermeli) come fossero stati una novità... esaltante e irripetibile come poche!

Robert Miles - Full Moon
: "dream music" dalle note esotiche...

domenica, novembre 06, 2005

s i l e n c e

Mi sento come se fossi all'interno di una capsula spaziale, appena mandata alla deriva per il cosmo. C'è tutto l'universo intorno a me: energia e materia che si scontrano con immane potenza, ma tutto è immerso nel silenzio, rotto solo dai lievi rumori dentro la capsula.

Questo perchè mi sono definitivamente "lanciato": ora sono solo; perchè, così come quando scelsi di andare a vivere da solo, ora scelgo di abbandonare alcuni dei compagni di viaggio che più mi tenevano compagnia, perchè mi hanno tradito. La cosa sarebbe molto triste... se solo si trattasse di persone! E invece no, ma il distacco non è del tutto indolore.

"La paura del distacco conduce al lato oscuro", dice qualcuno... e io ora, seguendo il suo consiglio, mi eserciterò a distaccarmi dalle cose che amo.
Stavolta la ragione non è un obiettivo preciso, come completare i miei studi, ma più che altro vivere con più tranquillità e lucidità: con più silenzio.

La società moderna sottovaluta le necessità dello spirito umano, perchè quest'ultimo di norma sopporta tensioni fortissime prima di "esplodere", ma spesso non si tiene conto del fatto che così sotto stress, l'uomo non funziona a dovere. E' come se si dovessero dare più energie al corpo per fare qualsiasi cosa, perchè lo spirito ne vampirizza una buona parte solo per restare incolume.
e parole chiave che devo tenere bene a mente sono queste:

naturalezza e curiosità - nel rapporto con gli altri
speranza e salute - nel rapporto con me stesso

Concludo con un consiglio musicale che diventerà la norma per ogni post (aggiungerò ora, a posteriori, una canzone per i posts precedenti):

Jevetta Steele - I'm calling you
: voce nel silenzio, dolore e spontaneità

venerdì, novembre 04, 2005

a f t e r b u r n e r

Non si può dire che qui, a Merello67, non ci si sia divertiti, ultimamente!
Imprecando e ridendo si commentava ieri col mio coinquilino che sono già due settimane che sembra che la festa non sia proprio mai finita.
Ieri però la notizia: il 28 Novembre, 10 giorni dopo il mio compleanno, arriva il primo esame scritto... quello di Topografia.

Proprio ieri ho iniziato a vedere la materia in questione, e insieme ad essa un po' tutto il mio corso di studi, sotto una diversa luce, sicuramento molto positiva.
Siamo andati nella facoltà di Ingegneria, sul tetto di uno degli edifici bassi, a fare la nostra prima esercitazione sull'utilizzo di stazioni topografiche (cannocchiali montati su tripodi e dotati di livella per essere perfettamente perpendicolari e vari sistemi per puntare in modo molto preciso un punto) e c'è stato da pisciarsi dal ridere! Ho pensato dopo pochi minuti: "Certo che si divertono i topografi!"

E questo anche e sopratutto grazie alla presenza dei colleghi nel mio gruppo con cui ne abbiamo sparate di GROSSE per tutta la durata dell'esercitazione e oltre, quando siamo andati a casa mia per berci un buon caffè shakerato (stavolta senza correzione...).

Ma mi son anche reso conto, dopo aver finito l'altra sera, guardando Star Wars III sul pc con amici, l'ultima bottiglia di cocktail pre-shakerato regalatami dal mio collega Mauro in occasione del festino di Halloween (14 persone in casa!!), che non sono venuto qui per far festa e basta, sennò potevo anche restarmene dov'ero: sono venuto qui per studiare.

E quindi giunta l'ora di "appicciare" i motori e partire molto speditamente verso il mio obiettivo. Tanto lo sapete già: non ne risentirà di certo nessuno, tanto meno io...

Breaker J - Higher State Of Conciousness
: Ricorda l'introduzione di Need For Speed III: divertimento e motori!