Una "parranda", spesso sinonimo di "lunada" (parola più intutivamente comprensibile per un italiano) è appunto una "notte sotto la luna". Si tratta di un'attività prettamente maschile in cui oltre al gruppo di amici non possono mancare due altri elementi: la chitarra e la tequila...
Nel linguaggio "metropolitano" odierno la si potrebbe rassomigliare a un "after", ma non ha niente a che vedere con gli after che si tendono a fare di questi tempi.
Se infatti l'after è una specie di ricerca di una vittoria sul proprio fisico e sull'ordine, la "parranda" o "lunada" è più una rassegnazione alla sconfitta che la vita rappresenta: un abbandono piùttosto che un inseguimento.
Citerò ora dal libro Omeyotl (di Carlo Coccioli):
Ora non posso non pensare alla luna immane, luna divorante, ch'era l'elemento imperiosamente principale d'una "lunada" offertami da un gruppo di amici in un villaggio dello Stato di Jalisco: per salutarmi prima che lasciassi il Messico.Come vedete si parla della "lunada" come di un regalo, una cosa offerta con affetto come si potrebbe parlare di un'amiciza; ma forse Coccioli non si stupirebbe se la paragonassi a una molto femminile proposta d'amore... Lui che del Messico capì benissimo la diffusa femminilità che contraddistingue il suo popolo. I partecipanti sono infatti (o lo diventano cammin facendo) uomini uniti , almeno temporaneamente, da un legame affettivo che un italiano, così come un qualsivoglia altro indivuduo ignorante riguardo i messicani, potrebbe facilmente scambiare per un sentimento equivoco, tanto è forte e "sconveniente".
Dove arrivammo? Al bordo d'una specie di mare. Era una vallata riempita di notte, di luna. Immensa, e pareva un mare, o una bocca. La luna diventava latte. Cani invisibili abbaiavano. V'era qualcosa che somigliava a una minaccia, ma quanta dolcezza, com'era bello! Ci sedemmo sul suolo arido, fra gli sterpi. Avevano portato tre chitarre e molte bottiglie di tequila e di aguardiente. Comiciarono a cantare alla luna: senza guardarla. [...]E qui mi fermo, e invito tutti quelli che hanno percepito un piccolo riferimento alla mia vicenda personale a un attimo di raccoglimento...
Luna da fin del mondo: in ciò che è autenticamente messicano, americano, v'è sempre un presagio d'Apocalisse. [...]
E tutto, quella notte, finì com'era naturale che dovesse finire: con una terribile, solenne ubriacatura. Perchè perfino l'ebrezza, in Messico e in America, è larga e profonda. E con molte lagrime, con molta turbolenza, con un numero infinito di lusinghe e di minacce...
Appare chiaro infatti che io queste cose le abbia nel sangue (e non perchè le abbia lette): invito tutti a voler fare questo atto di fede di ammettere che le differenze culturali esistono a un livello MOLTO profondo... oserei dire GEOLOGICO... e che queste riguardino parti così inconsciamente profonde da sembrare caratteriali.
Ebbene, io, che a differenza di quanto le mie parvenze potrebbero voler dare ad intendere, sono anche (e soprattutto[?]) messicano, porto con me anche la "parranda", che trovandosi però a doversi esprimere non certo in un mare di notte e luna, tra UOMINI e musica, ma in un mare di alte case e lampioni, tra DONNE e sussurri, si trova come un pesce fuor d'acqua, trasformando colui che doveva essere il "beneficiario" in una "vittima", in gabbia, come un fenomeno da baraccone, esposta a sputi e insulti.
...Con un morto, a volte, o addirttura con due. La vera e propria "parranda" è più una sembianza di morte - una forma di suicidio - che un piacere di vita. Con quelle sue tre funebri A, "parranda" è parola allegra ma tragica: è un termine degno di don Francisco de Quevedo y Villegas, autore della Historia de la Vida del Buscòn. Due Spagne ha accettato il Messico delle tante Spagne di cui è pieno il mondo: la cattolica e la picaresca. Ha preso le Spagne migliori: quella che vive morendo e quella che vivendo muore. Io, quella notte in Jalisco, sentii la morte e la vita mescolarsi, sotto la luna.E con questo passaggio voi tutti vi sentirete come davanti a un muro insormontabile e che, anche se sormontabile lo fosse, non avreste voglia di scavalcare. Qualcuno penserà "Che bello...", qualcun altro "Mamma mia...", e qualcun altro ancora magari "Spero che l'autore non prenda sul serio queste cose...", ma per una volta anzi che dire come sempre "Non avete capito niente", dirò "Va bene". I vostri pensieri sono infatti legittimi e i miei non esplicabili nelle righe che mi potrebbero essere concesse da questo blog.
Vorrei concludere però in modo un po' più pragmatico, risparmiandovi altre allusioni su cui, se ben mi conoscete, saprete che vi invito comunque a non riflettere.
Il lato oscuro di cui parlavo è esploso per motivi molto più estesi di quelli che bene o male potrebbero essere spiegati in questo post, ma sicuramente è vero che di "parrandas" non se ne possono fare in condizioni diverse da quelle "canoniche", pena lo sfociare in atrocità.
Concludo quindi con una questione aperta: se la mia cultura (o assenza di cultura) mi rende incompatibile con così tante cose e persone, alcune delle quali sono anche cose e persone acui tengo molto, devo cambiare? Cosa devo fare? Devo rinnegare, combattere, esiliare parti di me stesso?
Per adesso risposte non ce ne sono, ma rimane un'ombra di un piccolo desiderio: vedere di nuovo quell'immensa e feroce luna tropicale che da piccolo mi faceva tanta paura...
Abelardo Pulido - Entrega Total
: cantata da Luis Miguel
